Scioperiamo le Olimpiadi: grande evento e lavoro

A poche settimane dall’inaugurazione delle Olimpiadi e registrando purtroppo un nuovo caduto sul lavoro olimpico (il sorvegliante notturno nel cantiere di Cortina, che segue il lavoratore morto a Bianzone nel cantiere della tangenziale di Tirano dello scorso 13 dicembre), oggi giovedì 15 gennaio è in corso il primo sciopero a Milano convocato proprio contro le condizioni imposte a lavoratrici e lavoratori nel mese dell’evento: il sindacato Cobas Trasporti del Comune di Milano ha lanciato infatti 24 ore di agitazione per protesta, dopo la firma dell’accordo firmato con ATM da Cgil, Cisl, Uil, Faisa, Ugl, Orsa e RSU. Cosa prevede?

L’accordo ATM-Sindacati sulle Olimpiadi

Valido dal 5 al 22 febbraio e dal 7 al 15 marzo, l’accordo prevede potenziamenti e obblighi per tutte le categorie, ufficialmente con la motivazione di permettere a turisti e pubblico di raggiungere le gare e gli eventi previsti per Olimpiadi e Para-Olimpiadi a Milano:

• Linee 12 e 27, 66, 45, 88 potenziate e Navetta Rogoredo–Santa Giulia Arena;

• Metro aperta fino alle 03:00 e parcheggi fino alle 03:20;

• Aperture domenicali Point Duomo, Cadorna, Centrale;

• Security e pronto intervento con orari fino a 7h30 e aggravamento dei turni e dell’impegno pei i lavoratori dei servizi ausiliari;

• Sospensione della plurimansione: tutti in guida;

• Ferie concesse solo se “compatibili con il servizio”;

• Notturne mattinali assegnabili anche alle notti fisse;

• Nuovi turni per gli operai, con orari impossibili da recuperare;

E IN CAMBIO?

• Straordinari pagati al 20% – 30 € lordi per ogni mancato riposo;

• Una tantum ridicola: 100 € lordi area amministrativa, 50€ lordi area profess. 4;

• Bonus e premi solo per chi non fa assenze – a qualsiasi titolo : niente ferie, vietato ammalarsi e infortunarsi, vietato usufruire permessi parentali e L. 104;

Ma soprattutto: blocco di scioperi e agitazioni sindacali dal 2 febbraio al 15 marzo. In particolare, a questo fa riferimento il paragrafo Relazioni industriali e prevenzione del conflitto, in cui “le Parti si impegnano a non intraprendere alcuna iniziativa unilaterale, sia di natura aziendale che sindacale” e in caso di controversie o malcontento rispetto all’accordo siglato “prima di attivare forme di agitazione, le problematiche dovranno essere rinviate al superiore livello di confronto […] per ricercare forme di mediazione e prevenzione del conflitto”. Un modo per di fatto impedire scioperi e proteste tra chi reggerà il peso dell’accelerazione intensiva dei ritmi di spostamento e lavoro per il grande evento privato, in una condizione già di per sé critica dal punto di vista del trasporto pubblico locale e di molti altri settori.

Il modello è quello già preparato, in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Torino nel 2006: blocco degli scioperi nazionali nel settore dei Trasporti, in particolare nei comparti ferroviario e aereo-portuale, comunicazioni e telecomunicazioni, informazione e cultura. Inoltre, si prevede il divieto di effettuazione di astensioni dal lavoro in molti altri settori di pubblica utilità, come sanità, igiene urbana, energia, vigili urbani e del fuoco, della sicurezza stradale, del trasporto pubblico locale, ecc., nelle Province di Milano, Belluno e Cortina d’Ampezzo o in altre aree geografiche ove le eventuali mobilitazioni genererebbero ripercussioni sui Giochi.

La crisi del trasporto pubblico locale a Milano e non solo

Secondo fonti recenti, tra il 2022 e il 2024 le corse giornaliere su autobus, tram e filobus ATM sono passate da 24.299 a 21.524: una riduzione complessiva di circa il 10%. Nel 2024, ATM ha annunciato che servivano circa 300 autisti per coprire il turnover tra pensionamenti e dimissioni; alla fine dello stesso anno i dati ufficiali indicavano una carenza stimata intorno a 350 conducenti. A fronte di questi problemi, tra 2022 e 2023 sono state cancellate circa 326.528 corse programmate: il numero è passato da 8.208.269 a 7.881.741. Le conseguenze per i milanesi sono evidenti: frequenze dimezzate, attese alle fermate fino a 15–30 minuti, sistema della viabilità locale fortemente sbilanciato verso il trasporto privato su gomma. Il bilancio è chiaro: il trasporto su superficie — cuore del sistema per molti quartieri e Comuni dell’hinterland — si è profondamente deteriorato. 

Nelle settimane dell’evento e nel periodo circostante l’evento, la congestione stradale sta già interessando le aree montane che ospiteranno i Giochi (Bormio, la Val di Fiemme, Cortina), a causa della mancata realizzazione delle strade di collegamento e per l’affollamento che si sommerà a quello già presente nella normale stagione turistica invernale. Il problema si lega alla crisi cronica del trasporto pubblico locale e regionale su ferrovia, in Lombardia e non solo, penalizzato da un evento pensato unicamente per la mobilità privata su ruota (che riguarda quasi il 70% delle infrastrutture previste dal dossier SiMiCo) finanziata con fondi pubblici che potevano invece rafforzare le linee storiche in crisi.

Sfruttati e sfrattati

Ma non è solo il settore del trasporto a soffrire dell’estrattivismo olimpico.

Il settore sanitario dovrà compensare con assunzioni temporanee, mobilità territoriale (in particolare da Milano alla Valtellina), addirittura volontariato tra dottori e infermieri come in Trentino-Alto Adige, la copertura medica per atlet* e turisti nei territori olimpici, a discapito di una sanità territoriale in crisi da tempo – non solo Lombardia, ma anche nel Bellunese dove la locale azienda ospedaliera è commissariata da più di 3 anni.

E che dire della ristorazione e dell’alberghiero, settori tradizionalmente precari e buchi neri dei diritti del lavoro, con manodopera stagionale e con contratti da fame, nonostante spesso le catene e le strutture di lusso per cui lavorano fatturino milioni. Come per le week meneghine e come fu per Expo, anche qui ci sarà un aumento di turni e straordinari, senza però le tutele di altre categorie più sindacalizzate.

Infine, l’utilizzo di 18mila volontari ripropone quanto già denunciò la Rete No Expo con l’Esposizione Universale: il volontariato come categoria nasce per supportare Welfare pubblico e comunità nell’aiuto a soggetti fragili e segmenti sociali più deboli o in stato di necessità; qui invece ci troviamo di fronte a volontariato di massa, reclutato da multinazionali del lavoro interinale come Ramstadt (partner di Milano-Cortina) che sostituisce quello che potrebbe e dovrebbe essere lavoro retribuito nel settore della cultura e degli eventi per supportare il funzionamento della macchina di un grande evento privato. 

Se a tutto ciò aggiungiamo il rialzo del costo delle case e l’aumento di abitazioni sul mercato degli affitti brevi, sottratte quindi al bisogno abitativo, le Olimpiadi si confermano un evento che danneggia chi vive del proprio lavoro, ma non può permettersi di vivere a Milano. Nonostante proprio a loro si imporranno i maggiori sacrifici e un peggioramento delle condizioni di lavoro per un evento di poco meno di un mese.

Supportiamo lo sciopero dei trasporti del 15 gennaio!

Moltiplichiamo le agitazioni sui luoghi di lavoro durante le Olimpiadi!