Rage against the (greenwashing) machine: Milano è una bolla

Abbiamo invitato Lucia Tozzi a parlare della relazione tra greenwashing e Modello Milano a gennaio in occasione di Contesto Urbano, a poche settimane dall’esplosione della pandemia da COVID-19. Quando si è fermato tutto, compreso il traffico aereo, automobilistico e i cantieri, Milano ha conosciuto un’aria incredibilmente pulita, e abbiamo così avuto la prova che non sono le caldaie, ma effettivamente il sistema di mobilità il principale responsabile della cappa di smog che opprime il territorio metropolitano.

Con la lenta riapertura del lockdown, il primo problema che si è posto era come gestire i trasporti pubblici per non alimentare il contagio: la risposta ideale sarebbe stata il forte potenziamento dei mezzi, il reclutamento dei bus turistici per fare viaggiare le persone in sicurezza senza incrementare il traffico individuale. E invece, la scelta è caduta sull’interruzione dell’area C e B e su 35 km di piste ciclabili, un’inezia che non ha nessun impatto sui milioni di auto che si riversano in città, e che però è valso al Comune la menzione sul Guardian di “città green”: puro greenwashing. Le grandi decisioni urbanistiche che sono seguite sono sulla stessa linea: un passo avanti nell’abbattimento dello stadio San Siro, funzionante, e di nuove grandi cubature sulle aree verdi di Milano Ovest, e la devastazione di 4 ettari di bosco trentennale nel Parco Nord per costruire le vasche di cemento destinate al contenimento del Seveso. Milano continua a perseguire la politica del greenwashing e del capitalismo estrattivo alle soglie di un anno sicuramente difficile, di molto probabile esodo da parte della popolazione “a breve termine” (studenti, turisti, lavoratori non residenti) e che si prevede afflitto dalle retoriche della campagna elettorale per le elezioni municipali. È utile rileggere gli effetti delle politiche dell’ultimo quinquennio – oggetto appunto dell’intervento di Lucia a Contesto Urbano, che di seguito vi riproponiamo – per poterle ribaltare nel periodo di fragilità che stiamo vivendo. 

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20 giugno 2020 | Palazzo Regione: perché commissariare non basta

Perché commissariare non basta: fermiamo l’assalto alla diligenza!
Perché commissariare i vertici della sanità lombarda non basta? Perché se a un politico incapace sostituisci un tecnico diligente questo si troverà comunque ad amministrare uno strumento incompleto, diseguale, feroce e selettivo come è oggi il sistema sanitario regionale.
Se vogliamo davvero non tornare alla normalità che ha solo peggiorato gli effetti dell’epidemia, dobbiamo pretendere che la Sanità torni a essere universale, gratuita, territoriale e capillare. 

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Vogliamo giustizia! – 20 giugno | ore 15 | sotto la Regione Lombardia!

“L’eccellenza lombarda ha retto, nonostante lo tsunami che ci ha travolto!”.
Questo il mantra che ci propinano, come vecchi dischi rotti, tutti coloro che vogliono difendere l’indifendibile.

Falso! Niente di più falso!

Chiunque abbia avuto un parente, un amico, un conoscente colpito dal Covid conosce l’insopportabile falsità di quest’affermazione.

In Lombardia c’è stato un numero enorme di morti dovuto all’epidemia: più di 16.000 quelli ufficialmente registrati, ma sappiamo che grossa parte dei decessi non sono stati conteggiati nelle stime ufficiali: si registra infatti un tasso di mortalità superiore ad ogni altra regione italiana.
Troppe famiglie hanno perso i propri cari senza la dignità dell’ultimo saluto.
Troppe persone sono state abbandonate in agonia nelle proprie case per essere ricoverate solo quando ormai la situazione era disperata.
Troppi medic* e lavorator* hanno combattuto da sol* senza alcuna tutela. Tropp* anzian* sono stati lasciat* perire nelle RSA.
Quanto dovremo aspettare per avere giustizia?

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