22 settembre 2025: è stato sciopero generale e c’eravamo tutt3

Nella giornata del 18 marzo, si è svolta una vasta operazione repressiva contro militanti che hanno partecipato a Milano alla grande mobilitazione nazionale che lo scorso 22 settembre 2025 ha dato il via all’autunno caldo degli scioperi generali per la Palestina e contro il genocidio sionista a Gaza supportato, politicamente, economicamente e militarmente dallo Stato italiano. Quel giorno, centinaia di migliaia di persone in tutta Italia hanno risposto al primo appello del nascente movimento “Blocchiamo tutto”, che avrebbe occupato città e nodi della logistica per i mesi successivi, sia in centinaia di mobilitazioni quotidiane diffuse che in occasione del nuovo sciopero del 3 ottobre e della manifestazione nazionale del milione a Roma il giorno dopo. Il 22 settembre a Milano si concluse con una rivolta di piazza nei pressi di Stazione Centrale, quando polizia e carabinieri impedirono violentemente l’accesso alla stazione alla marea umana, con numerose cariche e il lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo e sui balconi dei palazzi circostanti. Per la magistratura, quella esplosione di rabbia dopo due anni di massacri in diretta social, applauditi dalla classe politica, rappresenterebbero reato di dissenso e “ostilità”, da parte di giovani e antagonisti, verso le istituzioni e le forze dell’ordine; per noi, si è trattato della manifestazione più sana di rifiuto di complicità espressa dalla parte più critica e degli esclusi di questa società.

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Urbanistica a Milano: la guerra dei ricorsi e il conflitto sociale

A otto mesi dalla più importante esplosione giudiziaria, il caos urbanistico a Milano è uscito dai riflettori mediatici per approdare nelle più silenti e discrete aule dei tribunali amministrativi. La proposta di decreto Salva-Milano continua a veleggiare minacciosa nelle acque parlamentari e l’ex assessore Tancredi è tornato a lavorare presso il Comune, come dirigente in Direzione Cultura. Dopo aver ricevuto la revoca sia dei domiciliari sia dell’interdittiva, Manfredi Catella, infine, ha ripreso a pontificare su quel che occorre alla “sua” città. Che ne è stato quindi dell’indagine che nel cuore dell’estate 2025 aveva fatto tremare la classe dirigente politica e finanziaria della città, mettendo in discussione il modello Milano? E in che modo si inserisce e può fare la differenza le vertenze dal basso, promosse da abitanti, movimenti e comitati, per il diritto alla città?

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Da Padova alla Barona: i teoremi giudiziari contro i comitati di lotta per la casa

Lo scorso 27 febbraio, dopo oltre 10 anni, si è concluso con l’assoluzione di 75 imputat* il processo contro il comitato di lotta per la casa di Padova. Nelle prossime settimane si aprirà invece un nuovo procedimento penale che coinvolge 5 militanti dell’ex CAAB – Comitato Autonomo Abitanti Barona: come quello padovano e il precedente milanese di attacco al movimento casa del Giambellino, anche questo rappresenta un nuovo caso di criminalizzazione politica attraverso un teorema giudiziario, che interpreta la sacrosanta autorganizzazione dal basso in “racket” e “attività estorsiva”. L’obiettivo: delegittimare le lotte per il diritto all’abitare; ribadire la sua subalternità rispetto alla difesa a oltranza della proprietà privata e della speculazione; assolvere le istituzioni e governanti dalle proprie responsabilità di garantire una casa dignitosa come diritto umano inalienabile – oltre che rimuovere le proprie colpe per lo stato di abbandono e incuria in cui versa il patrimonio abitativo pubblico. Complici e solidali con l* compagn* della Barona, facciamo il punto preparandoci a una nuova campagna di solidarietà e supporto.

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Il “caso Rogoredo” conferma che esiste un problema polizia in questo Paese

Fiaccolata ‘Verità per Ramy e Fares’ nel quartiere Corvetto a Milano, 30 novembre 2024. ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

A ogni episodio violento che coinvolge esponenti delle forze dell’ordine, quando la posizione di difesa a oltranza diventa indifendibile, da un lato cala il silenzio degli oltranzisti di destra e dei giustizialisti democratici, dall’altro si applica il giochetto mediatico del trasformarlo in un fatto di cronaca nera, depoliticizzandolo ed eliminando ogni possibile elemento di critica strutturale. Non solo: viene spostata l’attenzione dalla polizia al contesto, come ha fatto il quotidiano della borghesia milanese nei giorni successivi, parlando di “asse dello spaccio tra Rogoredo e Corvetto” (manco fosse l’asse della resistenza tra Libano e Iran), vittimizzando gli agenti – “pagati poco, sotto organico, che svolgono un lavoro pericoloso per il bene comune” – e criminalizzando la povertà. Ma l’omicidio di Abderrahim Mansouri e il racket paramafioso del commissariato “Mecenate”, gestito dall’assistente capo della Polizia Carmelo Cinturrino, raccontano di una marcescenza confermata da molti altri episodi simili verificatisi in altre città, oggi garantita dalle corporazioni dei sindacati di PS e da una concezione tecnocratica della pubblica sicurezza trasversale alle forze politiche istituzionali, che viene da lontano. E’ invece tornato il momento di porre nuovamente quella della polizia come una questione politica nazionale.

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Know your friends. Appunti dalle Utopiadi 2026

Condividiamo alcuni appunti sulle giornate di febbraio a Milano: apertesi con la contestazione al passaggio della fiaccola olimpica giovedì 5, la liberazione dell’ex PalaSharp (ora PalaUtopiadi) dal 6 all’8, la manifestazione popolare di San Siro venerdì sera e il corteo nazionale di sabato 7. In un’ottica di rete ed ecologia organizzativa del movimento, non ripeteremo quanto hanno già scritto in altri contenuti da diverse collettività in questi giorni: ZAM, Napoli Monitor, Le Sberle, i Centri sociali delle Marche, APE Milano, Mountain Wilderness – oltre che naturalmente il comunicato che abbiamo scritto assieme al resto del Comitato Insostenibili Olimpiadi stesso pubblicato domenica. Contributi fondamentali che compongono il discorso politico e pubblico che abbiamo cercato di portare in questi anni e che colleghiamo al ciclo di piazze e mobilitazioni apertesi, a livello locale, con lo sgombero del Leoncavallo, e, a livello nazionale, con gli scioperi per la Palestina dell’autunno – arrivate fino al 31 gennaio a Torino, la nuova mobilitazione dei portuali del Mediterraneo il 6 febbraio e che in prospettiva vediamo nel prossimo 22 febbraio a Verona e nei cortei del 28 marzo.

Proveremo a descrivere le Utopiadi e le piazze del 5-8 febbraio con alcune parole e concetti chiave, che ci possono aiutare a spiegarne ulteriormente il senso e approfondirne alcuni tratti con lo sguardo già rivolto a domani.

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