Milano Inside Out: il diritto alla casa come battaglia per il reddito giusto e garantito

In vista della MayDay Parade 2026, la tradizionale manifestazione del precariato metropolitano milanese, condividiamo un riassunto del 3° report dell’Osservatorio Casa Abitabilità che conferma come cresca sempre più a Milano il divario tra reddito e accesso alla casa. In una società di mercato e neoliberismo urbano, infatti, salario e abitare sono due voci sempre più slegate, ma così non dovrebbe essere: scarsità artificiale di alloggi per l’affitto a lungo termine, abbandono del patrimonio abitativo pubblico, privatizzazione della Città pubblica e del diritto alla casa – che diviene bene finanziario su cui speculare e merce di lusso. Una condizione di crisi indotta per chi sostiene con il proprio lavoro l’economia meneghina, mentre chi restringe sempre più gli alloggi a disposizione della maggioranza della popolazione viene premiato con introiti, reddittività, interessi e possibilità di affari sempre più alte. Ma la lotta per il reddito garantito e il giusto salario va di pari passo e significa sempre più anche ingaggiare una battaglia politica e culturale per il diritto all’abitare degno.

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La “questione San Siro” oltre i processi: un discorso politico sullo scontro in corso

Martedì 31 marzo la Procura ha aperto una nuova inchiesta sulla vendita del Meazza a Inter e Milan da parte del Comune di Milano. Nel registro degli indagati ci sono nove persone, tra cui: il Direttore Generale del Comune di Milano Christian Malangone; l’ex-assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi; la dirigente Simona Collarini, ex-direttrice della Rigenerazione Urbana e responsabile del procedimento di cessione dello stadio. Oltre ad amministratori delegati, dirigenti e consulenti di Milan e Inter, la più nota delle quali è l’avvocata Ada Lucia De Cesaris, già assessora all’urbanistica e vicesindaca nella giunta Pisapia.

I reati contestati e ipotizzati sono quelli di turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio. I magistrati avrebbero in particolare individuato lo scambio di due bozze di Deliberazioni comunali tra l’attore pubblico e la parte privata, volte a “orientare l’iter amministrativo” e a concertare insieme tramite “accordi informali e collusioni” “le modalità tecnico-giuridiche e i dettagli operativi della cessione dell’area”. Ovviamente le delibere sono atti che non potrebbero uscire dagli uffici comunali prima della loro approvazione. I PM ipotizzano così il favoreggiamento degli interessi privati delle due società a scapito dell’interesse pubblico, da parte della stessa Amministrazione Comunale che in teoria dovrebbe tutelarlo e garantirlo.

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11.04 | Serata in solidarietà con l’ex CAAB: la lotta per la casa non è un crimine, una necessità!

“Lo sgombero è sempre un atto di guerra contro la popolazione interna”

Dopo l’operazione Robin Hood contro il comitato Giambellino, accogliamo con felicitazione la notizia della sentenza di assoluzione delle 75 imputate del comitato di Padova (di cui abbiamo parlato qui), lanciamo una campagna in solidarietà al Comitato Autonomo Abitanti Barona..quando un processo si chiude un altro si apre. 

Vi invitiamo sabato 11 aprile a un momento di confronto libero sul diritto alla casa e alla città, in omaggio alle esperienze di lotta che dai diversi quartieri, della periferia e non, hanno costruito pratiche di resistenza e conservato racconti di conflitto nella memoria popolare:  

la memoria di quei giorni e impressa nelle albe dei picchetti resistenti, nelle strade, fuori da tantissime case, nei quartieri popolari della città, si ritrovavano drappelli di persone solidali insieme ad altre sotto sfratto, che cercavano di ottenere i rinvii dagli ufficiali giudiziari o si preparavano a una resistenza fisica.

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22 settembre 2025: è stato sciopero generale e c’eravamo tutt3

Nella giornata del 18 marzo, si è svolta una vasta operazione repressiva contro militanti che hanno partecipato a Milano alla grande mobilitazione nazionale che lo scorso 22 settembre 2025 ha dato il via all’autunno caldo degli scioperi generali per la Palestina e contro il genocidio sionista a Gaza supportato, politicamente, economicamente e militarmente dallo Stato italiano. Quel giorno, centinaia di migliaia di persone in tutta Italia hanno risposto al primo appello del nascente movimento “Blocchiamo tutto”, che avrebbe occupato città e nodi della logistica per i mesi successivi, sia in centinaia di mobilitazioni quotidiane diffuse che in occasione del nuovo sciopero del 3 ottobre e della manifestazione nazionale del milione a Roma il giorno dopo. Il 22 settembre a Milano si concluse con una rivolta di piazza nei pressi di Stazione Centrale, quando polizia e carabinieri impedirono violentemente l’accesso alla stazione alla marea umana, con numerose cariche e il lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo e sui balconi dei palazzi circostanti. Per la magistratura, quella esplosione di rabbia dopo due anni di massacri in diretta social, applauditi dalla classe politica, rappresenterebbero reato di dissenso e “ostilità”, da parte di giovani e antagonisti, verso le istituzioni e le forze dell’ordine; per noi, si è trattato della manifestazione più sana di rifiuto di complicità espressa dalla parte più critica e degli esclusi di questa società.

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Urbanistica a Milano: la guerra dei ricorsi e il conflitto sociale

A otto mesi dalla più importante esplosione giudiziaria, il caos urbanistico a Milano è uscito dai riflettori mediatici per approdare nelle più silenti e discrete aule dei tribunali amministrativi. La proposta di decreto Salva-Milano continua a veleggiare minacciosa nelle acque parlamentari e l’ex assessore Tancredi è tornato a lavorare presso il Comune, come dirigente in Direzione Cultura. Dopo aver ricevuto la revoca sia dei domiciliari sia dell’interdittiva, Manfredi Catella, infine, ha ripreso a pontificare su quel che occorre alla “sua” città. Che ne è stato quindi dell’indagine che nel cuore dell’estate 2025 aveva fatto tremare la classe dirigente politica e finanziaria della città, mettendo in discussione il modello Milano? E in che modo si inserisce e può fare la differenza le vertenze dal basso, promosse da abitanti, movimenti e comitati, per il diritto alla città?

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