Illustrazione delle vie di Milano nel giorno di San Michele, il 29 settembre. Tradizionalmente quella data rappresentava un momento drammatico nella vita di molte famiglie. In quel giorno scadevano i contratti di locazione delle case e gli inquilini erano chiamati, pena lo sfratto, a pagare anticipatamente l’intero canone annuo, una spesa che non tutti erano in grado di sostenere.
Negli ultimi anni di avanzata globale della destra più reazionaria e parafascista, la cui ondata è arrivata anche in Italia con il governo Meloni, la città ha acquistato – nell’ottica delle opposizioni partitiche – il valore di “luogo di resistenza democratica”. Questo vale in particolare per alcune città-simbolo, sparse in diversi Stati governati dalla destra e da forze conservatrici, in cui si è verificata la vittoria di candidati di sinistra e provenienti da correnti o partiti socialisti radicali (New York e Berlino su tutte) oppure la riconferma di giunte democratiche e progressiste, circondate da vere e proprie maree nere (che è più il caso italiano).
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Il 26 Agosto il governo degli Stati Uniti ha inserito A/I nella loro lista di sanzioni antiterrorismo, lo stesso elenco dove compare la Camorra.
Si sussegue una sorta di attacco al servizio Noblogs, il blocco del conto corrente da parte di Banca etica e il blocco del dominio autistici.org: è caos.
Il 6 settembre A/I comunica la chiusura: è +kaos.
Esce di scena con lo stesso spirito (e slogan) originario che accompagna la nascita degli hacklab nei primi anni 2000.
Giusto il tempo per riprendersi dal colpo al cuore, e il primo pensiero non può che essere di solidarietà e ringraziamento.
Grazie di ricordarci che la rete e la sua infrastruttura non sono libere, ma un territorio di sovranità contese.
Grazie di ricordarci che i tecno-fascismi sono più vivi che mai e colpiscono indiscriminatamente, nelle modalità più varie e subdole.
Grazie di ricordarci che essere hacker non è una questione tecnica, ma politica: fatta di persone, relazioni, cura reciproca.
Non possiamo quindi che raccogliere e far rimbalzare il messaggio: restare umani, e moltiplicarsi come forma di resistenza per costruire nuove infrastrutture del dissenso.
Mercoledì 29 luglio si è svolta una lunga Commissione comunale e dei Municipi 4 e 5 sul Villaggio Olimpico con Coima, ufficialmente pronto per essere abitato da fine agosto, senza tuttavia aver completato i piani terra che, originariamente destinati ad attività di socializzazione e sport, restano vuoti.
Il tema centrale doveva essere quello della quantificazione degli extra-costi, ma di fatto affrontato solamente per riproporre le pretese dell’azienda Catella di “avere dal Comune quanto è loro dovuto”. Per quanto riguarda le sovvenzioni statali, è stato condiviso che l’intervento del Ministero dell’Università ha consentito la calmierazione di un lotto di alloggi per student*. Coima ha pianto miseria, affermando che il rendimento dell’investimento complessivo è a un tasso inferiore a quello dei BOT e che per ora le convenzioni ottenute sono confluite nelle compensazioni indirizzate ad agevolare i canoni degli studenti ospiti, quindi non hanno influito sul credito che Coima vanta nei confronti di Comune, Regione e Stato.
Il caso dello sfruttamento massiccio di forza-lavoro straniera, prevalentemente indiana, nel cantiere dell’ex Tiro a segno nazionale di piazzale Accursio, è paradigmatico del modello di sviluppo urbanistico di stampo meneghino. Emerso pochi mesi dopo un’altra inchiesta basata sull’accusa di caporalato, che coinvolge uno dei giganti del capitalismo delle piattaforme come Glovo, e alla luce anche del vero e proprio buco nero rappresentato dal futuro Consolato USA, evidenzia e conferma, a 15 anni dalle similari inchieste durante la stagione pre-Expo2015, un tratto distintivo della cantierizzazione permanente della città: lavoro nero, senza regole verso l’alto, e conseguente arbitrarietà totale di padroncini e capetti.
Nelle scorse settimane, a Milano, alcuni episodi scollegati, ma coerenti tra loro, stanno rivelando tutta l’essenza della Giunta Sala e il carattere opportunista delle forze politiche che la compongono e sostengono – spesso, sembra, senza nemmeno accorgersene.
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