Daspo Free Zone

a Baggio perdiamo perchè ci sono i rom

Beppe Sala

La questione del DASPO, così come è stata raccontata negli ultimi giorni di luglio, si presta ad alcune analisi e, vista senza la patina di retorica e depurata dalla affannosa arrampicata sugli specchi, racconta la trasformazione della metropoli nella sua versione moderna e post-moderna. Andiamo con ordine, ed esaminiamo la vicenda nei differenti aspetti di intersezione con la vita della città.

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La partecipazione che non disturba la quiete

I timidi ed inutili cambiamenti al masterplan Farini dopo la fase delle osservazioni

l progetto per lo scalo Farini muove i primi passi, dopo l’assegnazione dello scorso aprile al team guidato da OMA, lo studio olandese fondato nel 1975 da Rem Koolhaas. Avevamo già provato a creare qualche interferenza all’interno di un processo su cui tutto sembrava già scritto, ed avevamo provato a partecipare al bando.

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Appunti No Tav

No Tav: che cos’è un movimento popolare

Dal Primo Maggio torinese alla marcia popolare del 27 luglio, passando per campeggio studentesco, Alta Felicità e passeggiate notturne, il movimento No Tav è tornato a crescere a riaffermare sempre più la sua centralità come fronte più caldo dell’opposizione al governo di Matteo Salvini.

L’attuale fase di lotta è caratterizzata dalla presenza al governo dell’unico “partito amico” mai avuto nella storia politica recente. I 5 Stelle hanno costruito parte della propria identità e del proprio consenso elettorale proprio nella contrarietà ad alcune opere che consideravano, un tempo, inutili e dannose, in affinità con il sentire popolare: ma esattamente come successo in altri casi di voltafaccia davanti a movimenti territoriali e vertenze di lungo corso – pensiamo ai No Tap a Melendugno e alla vicenda dell’ILVA a Taranto – è proprio la loro irriducibilità ai grillini che ne rende centrale il ruolo nell’opposizione e nella prossima caduta di questo governo di miserabili. Merito di questi movimenti e in particolare, per la sua ampiezza, del movimento No Tav, è stato di far esplodere le contraddizioni interne ai loro principali sponsor politici più che di promuoverli in politiche nazionaliste e razziste, come invece sostengono i detrattori.

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La città pubblica uccisa a colpi di bandi.

Scalo Farini, San Siro, Campus Statale. Sono i 3 bandi, assegnati o in fase di avvio, che segnano l’accelerazione delle grandi trasformazioni urbane che caratterizzeranno la città nei prossimi anni.

Rendering seduttivi, finti processi partecipativi, archistar e fondi immobiliari globali sono la costante e il filo conduttore che assimila le tre vicende con l’Amministrazione comunale a fare da sfondo limitandosi, con il nuovo PGT, a garantire le condizioni e con la retorica della “Milano attrattiva” a supportare gli appetiti immobiliari.
Il CdA dell’Università degli Studi di Milano ha varato il bando per realizzare il Campus Statale in Arexpo (laddove con un referendum nel 2011 i milanesi avevano indicato si realizzasse un enorme area a Parco e boschiva). Data prevista per la fine lavori il 2025 con la realizzazione di strutture per 20000 tra studenti e personale, cui farà seguito il trasferimento delle facoltà da Città Studi e la riconversione (come non è dato a saperlo) dell’attuale cittadella universitaria. Il progetto di Landlease, che gestisce tutto lo sviluppo della parte privata di Arexpo, prevede un intervento in project financing per un costo complessivo di 340 MLN di cui 150 pubblici.


Parallelamente Inter e Milan, senza ancora aver chiuso l’accordo con il Comune per la cessione dell’area, hanno avviato l’iter per il bando di progettazione del nuovo stadio che dovrebbe sostituire San Siro, sordi al crescente coro di voci critiche e contrarie. 4 Studi di archistar invitati, tra cui Boeri, una previsione di 1,2 mld di investimenti complessivi (stadio, alberghi, negozi, uffici) e una fine lavori per il nuovo impianto prevista per il 2023 (ma l’abbattimento di San Siro e la costruzione delle strutture ricettive previste al posto di San Siro avverrà nel 2026).

Entro poche settimane Sindaco e Consiglio Comunale scioglieranno la riserva sull’interesse pubblico dell’opera e sulle condizioni di cessione dell’area e relativi diritti di superficie.
Scali (ne abbiamo scritto qui), San Siro e Città Studi; pezzi importanti di città pubblica destinati a sparire per lasciare spazio agli interessi di chi vede il territorio solo in termini di profitti che può generare. E con la città pubblica sparisce anche l’interesse pubblico, sempre più sostituito dalla retorica e dalla narrazione tossica di chi vede Milano solo come città vetrina da vendere al turista o all’investitore di turno, sempre più esclusiva ed escludente

San Siro: le ragioni di un conflitto

Su questo tema siamo intervenuti anche in occasione di uno speciale di Radio Onda d’Urto che puoi riascoltare a questo indirizzo.

Un nuovo stadio da 60.000 posti (occupando un’area di 128.000 mq) da costruirsi adiacente all’attuale San Siro laddove oggi ci sono i parcheggi. 140.000 mq di aree (quella della Stadio attuale e relative pertinenze) da edificarsi a centro commerciale, uffici, strutture ricettive e alberghiere, con un indice di edificabilità di 0,7 mc/mq. Questa la proposta progettuale a due fasi (prima lo stadio, poi il resto previo abbattimento di San Siro) fatta da Inter e Milan al Comune dì Milano nei giorni scorsi. Obiettivo dichiarato: avere una cittadella ludico-commerciale in grado di attrarre consumatori e turisti e generare business e profitti per le due squadre meneghine 365 giorni all’anno, così da colmare il gap economico e la “potenza finanziaria” con i maggiori club europei. Questi sono i dettami del calcio moderno, sempre meno sport da vivere e praticare e sempre più business da far fruttare in maniera lecita (merchandising, stadi di proprietà, attività commerciali, diritti televisivi) o illecita con la gestione mafiosa e criminale, a braccetto con i gruppi neofascisti, delle curve e dei gruppi ultrà e relativi biglietti e materiali fino alla gestione dello spaccio dentro lo stadio.

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