Da Padova alla Barona: i teoremi giudiziari contro i comitati di lotta per la casa

Lo scorso 27 febbraio, dopo oltre 10 anni, si è concluso con l’assoluzione di 75 imputat* il processo contro il comitato di lotta per la casa di Padova. Nelle prossime settimane si aprirà invece un nuovo procedimento penale che coinvolge 5 militanti dell’ex CAAB – Comitato Autonomo Abitanti Barona: come quello padovano e il precedente milanese di attacco al movimento casa del Giambellino, anche questo rappresenta un nuovo caso di criminalizzazione politica attraverso un teorema giudiziario, che interpreta la sacrosanta autorganizzazione dal basso in “racket” e “attività estorsiva”. L’obiettivo: delegittimare le lotte per il diritto all’abitare; ribadire la sua subalternità rispetto alla difesa a oltranza della proprietà privata e della speculazione; assolvere le istituzioni e governanti dalle proprie responsabilità di garantire una casa dignitosa come diritto umano inalienabile – oltre che rimuovere le proprie colpe per lo stato di abbandono e incuria in cui versa il patrimonio abitativo pubblico. Complici e solidali con l* compagn* della Barona, facciamo il punto preparandoci a una nuova campagna di solidarietà e supporto.


Prima di comunicare questa buona notizia invitiamo chi legge a un esercizio d’immaginazione, se l’assurdo è una categoria del vero come dicono. 

Immaginate battervi per impedire che voi o altre finiate per strada. O, ancora, immaginate di raccogliere i pochi mezzi e persone disponibili per assicurare che tutte le bambine del quartiere abbiano chi li aiuta a fare i compiti. 

Bene, ora immaginate se la vostra battaglia per un alloggio degno, un dopo scuola e un ambulatorio accessibile a tutt*, sia considerata allo stremo di un’organizzazione estorsiva. 

Assurdo, vero? 

Questo è quanto accaduto a 75 persone attive a vario titolo nel Comitato inquilini di Padova, analogamente al Comitato Autonomo Abitanti Barona (CAAB) ed il Comitato Inquilini Giambellino che a Milano hanno denunciato l’abbandono e l’incuria negli immobili di edilizia residenziale pubblica, colmando quel vuoto lasciato dalle istituzioni attraverso “banche del tempo” di mutuo aiuto.

Padova, un processo che si chiude 

Lo scorso 27 Febbraio, dopo oltre 10 anni, si è conclusa una vicenda di repressione che ha colpito oltre 75 tra lavorator*, attivist, inquilin e student. 

Il comitato di lotta per la casa di Padova, sotto indagini dal 2014, viene citato in giudizio  nel 2019 contestualmente agli omonimi comitati di Milano, Cosenza e altri. Il  procedimento, celebrato in corte d’Assise – competente per i reati più gravi -, vedeva imputate 75 persone. 11 di queste, ritenute promotrici, venivano accusate del reato di

fascista memoria ex art 416 c.p.. Le altre 64 venivano imputate per occupazione abusiva, resistenza, minaccia e lesione a pubblico ufficiale.

La vicenda si è risolta con l’unico esito possibile: tutte e 75 assolt. Dopo aver scartato l’ipotesi ex art 416, il collegio ha derubricato il reato di resistenza a quello di interruzione di pubblico servizio. Dichiarata la prescrizione di quest’ultimo, è stata pronunciata sentenza di proscioglimento. 

Il senso politico dei processi contro i comitati di lotta per la casa

Tanti procedimenti, diversi magistrati, stessa regia e accuse. Nel caso di Padova, similmente a quello del Giambellino, i processi si sono risolti in un nulla di fatto verso chi rivendica il diritto alla casa per tutt e con ogni mezzo necessario. 

Trascorsi anni dall’instaurazione dei processi, dalle misure cautelari e dalla macchina del fango mediatica contro chi ha preferito occupare abitazioni sfitte per necessità anziché demandare alle istituzioni inerti, abbiamo visto l’assurdità delle accuse di associazione a delinquere sgretolarsi contro la materiale e granitica verità della crisi abitativa che viviamo – anche nelle aule dei tribunali.

Possiamo quindi concludere che questa e le altre operazioni poliziesche simili in Italia sono figlie di un’unica regia e teorema il cui vero obiettivo, tra gli altri, non era quello di punire chi occupa e resiste, quanto piuttosto negare il diritto alla casa  – quindi demandando il dovere dell’istituzione di garantirlo attraverso assegnazioni di abitazioni dignitose anziché fornire dormitori, situazioni temporanee, alienazioni e aste sulle case popolari, liste bloccate, modifiche restrittive nei requisiti di assegnazione, clausole vessatorie per causare la decadenza dal contratto, quindi la morosità e lo sgombero.

In secondo luogo, con questi procedimenti si associa il diritto alla casa con l’ordine pubblico: deresponsabilizzare le istituzioni politiche per ridurre il tutto ad una questione privata e di legalità. Se sei povera non puoi sostenere i canoni di locazione del libero mercato nella continua inerzia delle istituzioni, rectius complicità – è colpa tua. La tua povertà è un pericolo per la sicurezza di tutt*.

Attraverso questa gestione si procede con una operazione di condizionamento culturaleche convince che non esiste alternativa al libero mercato e si disincentiva le numerose forme di mutualismo e solidarietà come quella di Padova che, rivendicando il diritto alla casa per tutt*, attraverso la riappropriazione/occupazione del patrimonio edilizio pubblico lasciato in abbandono, hanno evidenziato la complicità delle istituzioni nella speculazione edilizia che subiamo oggi, rinunciando a offrire alternative reali al caro affitti.

In questo modo sisilenziano le istanze della lotta per l’abitare: tetto agli affitti, riallocazione sociale dello sfitto ai grandi proprietari, sanatorie, aumento offerta dell’ edilizia pubblica per chiunque (che non significa costruire nuove case, quanto espropriare, secondo forme di proprietà comune e collettiva tutte da inventare, il patrimonio privatizzato negli ultimi decenni o l’housing sociale costruito con agevolazioni o alienazioni di diritti edificatori pubbliche), canoni d’affitto a prezzi politici, ediízia popolare anziché sociale.

Milano, un processo che si apre: rilanciamo la solidarietà all’ex CAAB

Dopo i Comitati Inquilini del Giambellino e di Padova, ora è il momento del Comitato di Barona.  

Le indagini che nel 2018 hanno portato all’allontanamento amministrativo di 5 partecipanti del CAAB accusat* a vario titolo – insieme ad altr*, per i reati di “associazione a delinquere” ed “estorsione aggravata da minaccia e lesione”, “occupazione” e “resistenza” – giungono, dopo numerose proroghe, all’instaurazione del processo penale.  Mentre la crisi abitativa si aggrava e il governo ha impegnato i fondi in P.N.R.R. a sostegno dell’housing sociale anziché delle case popolari, le città sono prese d’assalto dai fondi immobiliari ei finanziari ed i prezzi di locazione salgono inesorabilmente, riteniamo necessario rilanciare la campagna di solidarietà del Comitato autonomo abitanti Barona  per mettere in rete le tante esperienze di lotta per il diritto alla città e alla casa che si preparano ad interfacciarsi con la brutalità militare degli sgomberi e del vuoto delle istituzioni.

Ciò che i processi degli ultimi anni hanno mostrato è l’utilizzo sempre più capillare dell’accusa di estorsione e racket, oltre che la pena pecuniaria, da un lato, come strumenti di delegittimazione della lotta e delle ragioni sociali alla base delle occupazioni o dei picchetti; dall’altro, per fare da deterrente della partecipazione e del sostegno alle azioni di lotta, oltre che per impedire la prosecuzione delle campagne politiche per affermare che il diritto all’abitare deve sempre venire prima di ogni diritto di proprietà privata. Sostenere l’ex CAAB, adesso che il processo si apre, non è solo un gesto dovuto verso compagn* sotto attacco da parte di procure e questure: significa bloccare un processo di criminalizzazione che ha come conseguenze concrete, non solo l’aumento del rischio per militant* e occupanti in stato di necessità, ma anche l’accelerazione dei processi di privatizzazione della Città pubblica e di riduzione dell’accesso alla casa per una fascia sempre più ampia di popolazione.