Chi può essere contro più verde, più alberi, più aree colorate e attrezzate per il gioco, per lo sport e per la convivialità? E quindi chi può opporsi in sé al fatto di avere meno asfalto, meno macchine, meno traffico, una maggiore mobilità ciclopedonale? Chi è contro la ristrutturazione di un vecchio mercato del 1949, portato così in classe energetica A e dotato persino di un impianto fotovoltaico sul tetto? Chi può difendere uno status quo fatto di parcheggi francamente brutti sul piano estetico e colate di cemento?
Venerdì 20 giugno incroceremo le braccia o ci assenteremo dal lavoro, aderendo alla mobilitazione indetta dal sindacalismo conflittuale e dal movimento palestinese. Lo sciopero si inserisce in una più ampia iniziativa di protesta nazionale di lavoratori e lavoratrici di determinati settori (metalmeccanici, telecomunicazioni, utility energetiche, trasporti locale e nazionale) contro l’economia di guerra. A Milano l’appuntamento è alle 9:30 in piazza Santo Stefano.
La macchina del genocidio e delle guerre di sterminio parte da qui: dalla riconversione militare della produzione per sostenere guerre di aggressione e i profitti del padronato; da politiche estere che aggravano le crisi umanitarie e politiche migratorie nazionali ed europee che calpestano i diritti umani; dalla cooperazione a tutti i livelli che le istituzioni continuano a mantenere con lo Stato genocida di Israele.
Quella che stiamo vivendo deve diventare l’epoca dell’ostinazione. E’ proprio quando la reazione si impone in una qualunque delle sue possibili forme (e i nostri sono sicuramente tempi reazionari), è nelle fasi eversive che vanno bruciati i ponti e rifiutati tutti i compromessi.
In questi giorni le cronache mainstream celebrano il decennale di Expo2015, magnificando il ruolo fondamentale avuto per il rilancio di Milano come metropoli globale e lo sviluppo dell’attuale modello di città, ricordando al tempo stesso il “grande pericolo” scampato il Primo Maggio 2015 quando i No Expo “presero in ostaggio la città”.. A sostegno di queste affermazioni si elencano dati, dal loro punto di vista emblematici, del “rinascimento meneghino”: aumento esponenziale del turismo, incremento significativo dei prezzi per i soggiorni alberghieri, incremento quasi del 50% del numero di bar e ristoranti, aumento considerevole delle offerte di alloggi di lusso (che siano case in vendita o appartamenti per affitti a breve), flussi senza precedenti di investimenti immobiliari dall’estero.
Omettono invece di raccontare quelli che descrivono l’immagine più reale dello stato della città:
Expo 2015 S.p.A., a fronte dei finanziamenti pubblici ricevuti per 2.318,7 milioni di euro, ha restituito al pubblico 874 milioni generando, quindi, un debito di 1.445 milioni di Euro (come abbiamo raccontato a suo tempo, quando vennero pubblicati i bilanci);
il grande evento green ha dato il via a un nuovo capitolo della cementificazione meneghina e alla deregolamentazione dell’edilizia, con il conseguente disastroso aumento di consumo di suolo, nella vicenda emblematica dell’ex Area Expo che, nonostante fosse stata sottoposta a referendum civico nel 2011 con oltre il 95% di voti favorevoli alla sua trasformazione in area verde a Esposizione conclusa, ospiterà a breve il polo MIND;
non meglio è andata sul fronte reddito e lavoro: la povertà ha raggiunto il picco degli ultimi 10 anni, i redditi si sono polarizzati radicalmente, mentre tra il 2018 e il 2023 almeno 400.000 persone hanno lasciato Milano a fronte di 500.000 nuovi abitanti a reddito più alto, in particolare nei quartieri periferici storicamente a reddito più basso i cui abitanti sono dovuti emigrare verso lidi più lontani in fuga dallo scoppio del costo della vita. Mentre sul tema eventi, grazie anche all’accordo dei Sindacati confederali, Expo ha di fatto sdoganato l’utilizzo massiccio del volontariato per le imprese e nel settore culturale
Sono proprio questi numeri a farci dire che, senza alcun dubbio, avevamo ragione noi.
Era l’ottobre 2016 quando con altre realtà della periferia ovest demmo vita a Trotto Bene Comune provando a difendere le storiche ex scuderie e la pista del Trotto dalle mire speculative di Hines e Axa che, nel 2017, presentarono il masterplan con cui la proprietà dava seguito alla Determina Dirigenziale nr. 13 del 14 maggio 2014, Protocollo Generale nr. 319988/2014 (direttore di settore l’attuale assessore Tancredi, assessora all’ urbanistica Ada Lucia De Cesaris e nessun voto degli organi politici comunali, Giunta Pisapia) mutò la destinazione delle aree prevista dal PGT, consentendone l’edificazione e la conseguente valorizzazione fondiaria.
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