#NoCanal ebook: storia della lotta che ha messo a nudo Expo

Un anno fa iniziava la lotta No Canal nei parchi Pertini, Trenno e delle Cave contro la Via d’Acqua di Expo 2015.

Ma già dal 2012 avevamo iniziato un lavoro di contro-informazione su un opera che secondo noi raccontava, e racconta, il “sistema Expo”. Quello fatto di corruzione economica, politica e sociale, quello fatto di disprezzo dell’ambiente, quello fatto di poteri speciali e commissari unici che decidono per tutti.

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L’alluvione di questi giorni e le esondazioni di Seveso, Lambro e Olona, hanno poi  confermato la fragilità del sistema delle acque di Milano, mettendo ancora più in evidenza l’irrazionalità di voler fare un opera come la Via d’Acqua, inutile e nella sua ultima versione persino slegata dai destini di Expo.

Ora sia Pisapia che Sala sembrano correre ai ripari annunciando di voler destinare parte dei fondi della Via d’Acqua al dissesto idrogeologico e limitare il canale solo alla fuoriuscita dell’acqua dal sito espositivo.

“Tra alberi e ruspe sappiamo da che parte stare” dicevamo nelle albe gelide di un anno fa insieme a centinaia di cittadini in lotta.

Questa è la loro (e la nostra) storia.

 

Clicca sul libro per scaricarlo gratuitamente in pdf, oppure qui.

908 volte: stop dissesto, stop via d’acqua

Da mesi siamo al fianco dei Comitati No Canal per evidenziare la nocività, l’inutilità, il costo eccessivo della Via d’acqua sud di Expo 2015. Da giorni ci troviamo, al pari di moltissimi cittadini della città, a lottare contro i danni provocati dalle esondazioni di Seveso, Lambro, Olona nella città di Milano.

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Questo pomeriggio per un’ora (ma il TweetStorm sta proseguendo virale…) abbiamo così invitato il Comune di Milano ed Expo 2015 SpA ad un deciso #cambiodirotta: stornare i 45 milioni di euro stanziati per un’opera che NON sarà costruita in tempo per Expo e che non ha più nulla a che fare con l’evento Expo, che non è bella né prioritaria, stornare questi 45 milioni e restituirli alla cittadinanza, destinarli ad iniziative di recupero del dissesto idrogeologico.

L’incapacità di far fronte alle piene eccezionali dell’ultima settimana illumina sulle ragioni della nostra campagna: la città pretende interventi prioritari, riteniamo che drenare ulteriori risorse pubbliche per un’opera come la Via d’acqua, di fronte al disagio determinato dall’incuria del sistema di canali esistente, sia una scelta miope ed irresponsabile che spiega perché da anni sosteniamo che Expo fa male!

Senza dimenticarci che l’appalto della Via d’acqua è sotto inchiesta per corruzione e le bonifiche dei terreni inquinati promesse non ci sono.

Insomma, non c’è alcun buon motivo per fare questo canale. E in tanti stanno continuando a chiedere un #cambiodirotta.

Non è tardi: restituite alla città le risorse sottratte per un evento privato e dannoso, riprendiamoci la possibilità di determinare il futuro del nostro territorio!

Su Twitter e Facebook: #cambiodirotta

Off Topic

Milano nell’immaginario turistico internazionale

Il progetto si compone di due parti distinte ma interdipendenti che possono mettere in luce, da un lato, il racconto della Milano turistica nel mondo attraverso testimonianze dirette e, dall’altro, un’analisi critica che evidenzi verità, contraddizioni e stereotipi.
(deliberazione della giunta comunale n. 2053 del 17/10/2014)

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“Chiamata alle armi” del Touring Club Italiano: 1000 operatori presteranno (in ipotesi, la campagna di reclutamento è solo all’inizio) servizio durante Expo2015 a sostegno del progetto “Destinazione Milano”, interno al più vasto “Programma City Operations”, messo a punto dal Comune di Milano per rincorrere le “opportunità” legate al turismo indotto dall’esposizione universale, rispetto a cui sono stati studiati programmi il cui scopo è portare turisti dal sito expo in città.
Nel Programma City Operations (deliberazione di G.C. n.1282/2012 del 15/6/2012) viene definito un panorama in cui aumenta, decuplica l’offerta turistica ma a ciò non corrisponde un’offerta altrettanto decuplicata di lavoro….per lo meno di lavoro retribuito, poiché la linea di indirizzo scelta è l’utilizzo di volontari.
Touring Club Italia, partnership col Comune di Milano all’interno del Sistema Turistico Città di Milano, ed alla luce della propria specifica competenza nel campo, è il partner che organizzerà il progetto volontari nei musei e nei percorsi turistici tematici. Ha già contribuito a realizzare il nuovo sistema di segnaletica turistica in nove differenti lingue. Ora, l’obiettivo di questa operazione è render maggiormente fruibile il patrimonio artistico/culturale della città. Leggi tutto “Milano nell’immaginario turistico internazionale”

Nessuno cancellerà questo sangue. Riflessioni sulla lotta al Testet e sulla morte di Rémi Fraisse.

Ripubblichiamo in combo con Torchiera un articolo lungo prodotto dagli attivisti di NoTav Paris che ce l’hanno segnalato

Nessuno cancellerà questo sangue. Riflessioni sulla lotta al Testet e sulla morte di Rémi Fraisse.
Questi 3 capitoli sono il risultato di una scrittura collettiva che aspira a fare il punto dopo due settimane di mobilitazioni intense vissute da un gruppo di italiani attivi nella realtà parigina.

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Capitolo 1 – La diga del Testet, un’opera inutile e una ZAD per la difesa del territorio 

Il progetto del Testet, consiste nella costruzione di una diga sul fiume Tescou, nel comune di Lisle-sur-Tarn nella  provincia del Tarn, a 50 chilometri a nord-est di Tolosa. Questo progetto è previsto in un’area naturale d’interesse ecologico, faunistico e floreale che viene inserita nella classificazione delle zone umide di interesse nazionale. La superficie è per il 70% boschiva e costituisce un enorme bacino di biodiversità: questa zona ospita 94 specie animali protette e 353 tipi di  piante. Per questo, è la zona umida più importante nella regione del Tarn dal punto di vista della biodiversità. Leggi tutto “Nessuno cancellerà questo sangue. Riflessioni sulla lotta al Testet e sulla morte di Rémi Fraisse.”

Se anche il post-Expo è Expo Flop

Il 15 novembre scade la gara per la vendita dei terreni che ospiteranno il sito Expo 2015. Base d’asta 315 mln di euro, poco più di quanto sia stato investito per acquistarli, più gli interessi. A oggi non si è ancora presentato nessuno, il rischio che la gara vada deserta è concreto. La gara è stata resa necessaria, ricordiamolo, perché per la prima volta Expo viene fatto su un’area che era privata e che è stata acquisita con un Accordo di Programma predisposto della Giunta Moratti nel 2007 e approvato dalla Giunta Pisapia nel 2011.
Perché questo rappresenta un problema? Perché la società Arexpo, oggi proprietaria dei terreni, il cui capitale (per ora 94 milioni di euro) è composto circa per il 70% da soldi pubblici, ha acquistato quei terreni da privati (principalmente Gruppo Cabassi e Fiera s.p.a.) a caro prezzo., Entro fine anno Arexpo SpA dovrà offrire garanzie per 160 mln di euro alle banche che le hanno prestato i soldi per l’acquisto dell’area espositiva.
Ma se il pubblico ha acquistato a caro prezzo, perché ora quel valore non spinge potenziali compratori a farsi avanti per chiudere l’affare di acquisto di aree edificabili a Milano? A dirla tutta già nel 2011 c’era chi esprimeva perplessità, e non solo la rete No Expo. Persino dalle parti del PD qualcuno esprimeva perplessità, come si legge in una nota del luglio 2011 della consigliera Anna Scavuzzo (ai tempi ancora consigliera per lista civica Pisapia sindaco, oggi nel PD) a commento dell’approvazione dell’ADP: “Masseroli ha messo in guardia rispetto al valore dei terreni di Expo e alla loro possibile svalutazione, noi di maggioranza abbiamo ribadito fiducia al Sindaco e alla Giunta, votato a favore di un documento che non amiamo, ma che rispetteremo, e mi pare che tutti abbiamo voluto dare avvio a un nuovo periodo per Expo”.

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Di sicuro non è semplice capire cosa realizzare in un’area del genere (110 ettari), considerando l’impossibilità di Arexpo SpA di promuovere un’operazione di vendita il cui ritorno sia inferiore al costo d’investimento prevalentemente pubblico iniziale (la Corte dei conti non la prenderebbe bene, e neanche i cittadini). E’ difficile capire il perché un operatore privato, conscio delle problematiche del venditore, conscio dell’impossibilità di recupero nel breve, nel medio e nel lungo periodo di un investimento così elevato, debba farsi avanti (emblematico il palese bluff prima del Milan e poi dell’Inter: i tanto declamati stadi privati in giro per l’Europa sono costati nel complesso mediamente 1/6 di quello che queste due società avrebbero dovuto pagare solamente per l’acquisizione dei terreni). Leggi tutto “Se anche il post-Expo è Expo Flop”