Ultime dal fronte NoCanal

Giorni tesi, questi, dalle parti di Via Rovello, sede di Expo Spa, e nei palazzi milanesi che contano. Non bastasse la pioggia, il cambio di governo, i ritardi e i No Canal, ci si è messa la magistratura, per l’ennesima volta, a gettare scompiglio con le indagini e gli arresti di uomini ai vertici di Infrastrutture Lombarde (società della Regione che gestisce il piano infrastrutture stradali di Expo e la direzione dei principali lavori al cantiere del sito espositivo) che stanno gettando ombre inquietanti sul sistema che ha governato appalti e cantieri delle opere legate al megaevento, che nelle ultime ore pongono dubbi anche su Sala, l’AD e Commissario Straordinario di Expo 2015. Non ci piacciono le manette, ma è chiaro che queste cronache confermano la nostra analisi e quanto scritto anche in Expopolis: Expo è questo, con le sue corruttele, nocività, intrecci poco chiari e cose simili. Non esiste e non poteva esistere un altro modello di Expo perché questo è il paradigma di grandi opere o megaeventi.

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Queste vicende hanno portato in secondo piano il fatto che dal 25 febbraio Sala ha annunciato la rinuncia alla Via d’Acqua e la soluzione tecnica/idraulica per le acque in eccesso del sito espositivo, e a oggi non ci sono novità. Intanto i cantieri del canale sono fermi e il tempo che passa non può che giovare alla causa NoCanal. Nell’attesa, a memoria e riepilogo di alcuni concetti, sottolineiamo alcuni punti che sui media in questi giorni sono stati usati in maniera ambigua a uso e consumo dei chi vuole ricreare un immaginario positivo attorno all’inutile opera:

– Il progetto Via d’Acqua presentato al BIE nel 2007/2008 e che faceva parte del dossier con cui Milano s’è aggiudicata Expo non c’entra nulla con l’opera che stiamo contestando perciò è fuorviante dire che si deve fare la Via d’Acqua perché su questa Milano ha vinto Expo (per inciso quella idea di canale navigabile morì prima ancora di prendere forma per la sua irrealizzabilità per gli enormi costi)

– I tempi tecnici x finire il progetto di Via d’Acqua attuale e contestato entro maggio 2015, collaudi compresi, non ci sono più; lo ha affermato chiaramente Sala (intervista a Radio Popolare del 24/3 link al minuto 33: dicendo anche che a 300 mt dal sito esiste la soluzione tecnica per smaltire le acque in eccesso ed evitare l’allagamento del sito (intuibile che pensi ai corsi acqua sotterranei Olona, Guisa e Brembilla, che scorrono sotterranei nel territorio compreso tra il sito Expo e i parchi dell’ovest Milano)

– Nella stessa intervista, Sala rimanda alla politica (Maroni e Pisapia in qualità di altri soci oltre al governo che lui rappresenta in Expo Spa) la decisione se fare comunque la Via d’Acqua secondo progetto che i comitati stanno contestando, bloccando i cantieri, quello nei parchi per capirci, anche finendola dopo Expo

– Non è un fatto, ma una considerazione abbastanza ovvia, affermare che se era inutile per Expo, a maggior ragione diventa inutile un nuovo canale dopo, sia perché di canali, fossi e fontanali quei territori sono ricchi, sia perchè è molto probabile che dopo Expo, dal sito, tra stadio, residenze, parcheggi, spazi commerciali e padiglioni che rimarranno, di acqua da far uscire non ce ne sarà molta

– Ogni altra soluzione al momento non è presa in considerazione per motivi di tempi, soldi, procedure

Questi i fatti al di là delle strumentalizzazioni di media ben pagati da Expo Spa per dare buona stampa all’evento.

Noi più modestamente e gratuitamente continuiamo ad attendere che Sala, indagini permettendo, metta la parola fine alla Via d’Acqua e noi si possa cominciare la festa No Canal.

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