
Tre fatti politico-giudiziari sono avvenuti a dicembre 2019, momenti di vicende processuali diverse iniziate mesi e anni prima, ma che ci chiamano direttamente in causa.
Il 12 dicembre è stata emessa la sentenza d’appello del tribunale di Roma nei confronti delle compagne e dei compagni accusati per la giornata nazionale di protesta e rivolta del 15 ottobre 2011, in cui il Procuratore Generale ha ribadito la necessità di applicare il reato di “devastazione e saccheggio” (introdotto dal Codice Penale Rocco nel 1931) per gli imputati. Erano i giorni in cui la crisi economica s’abbatteva anche sull’Europa e sull’Italia con estrema violenza, le settimane della famosa “lettera alla BCE”, delle misure di austerità lacrime e sangue da attuare per rimediare ai presunti errori finanziari di un intero popolo: la risposta, eterogenea, dirompente, quanto radicale che si produsse a Roma, dove 300 mila persone componevano il corteo più numeroso e arrabbiato tra quelli che si svolgevano in contemporanea in tutta Europa, nacque dopo che la manifestazione, che voleva raggiungere i palazzi del potere, era stata troncata in due dall’aggressione a freddo delle forze dell’ordine. Seguirono ore di resistenza in piazza San Giovanni.



