La città e i movimenti. Per riprendere una parola critica e di lotta su Milano

Iniziamo oggi la pubblicazione di un “longform” a puntate dedicato a Milano che vuole analizzare la situazione attuale della metropoli, dal punto di vista del Diritto alla Città e del Diritto all’Abitare, e contribuire al confronto e allo sviluppo di percorsi di critica e di lotta politica nella città proiettata verso le Olimpiadi 2026.

PRIMA PUNTATA: INTRODUZIONE

Le cronache milanesi degli ultimi mesi parlano di “terremoto sulla gestione dell’urbanistica a Milano”, di fine o crisi del “modello Milano”; di colpo media e opinione pubblica nazionale hanno scoperto e messo al centro della critica lo sviluppo urbanistico e il modello di città che la metropoli meneghina esprime da due decenni a questa parte. Ad alimentare analisi e approfondimenti sono state le numerose inchieste giudiziarie che da fine 2023 stanno mettendo il naso in decine di pratiche urbanistiche, si parla di 150 progetti o cantieri sotto la lente di ingrandimento, a seguito di alcuni esposti di comitati di abitanti. Al centro delle contestazioni un modello di gestire il territorio e di applicazione delle norme urbanistiche che ha consentito abusi edilizi e violazioni di regole e leggi di ogni tipo: uso delle autocertificazioni per avviare lavori di ristrutturazione di edifici che diventano grattacieli di 10 piani, aggiramento degli oneri di urbanizzazione peraltro già irrisori, utilizzo di bonus volumetrici e procedure di perequazione per edificare aree a valore scambiandole con altre edificabili ma in posti impraticabili, scambi di aree attraverso società ad hoc, indici volumetrici che sfondano i limiti non certo contenuti del Piano di Governo del Territorio.

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Le opere e i giorni. Appunti sullo stato della devastazione olimpica 

La propaganda, il consenso

Nella vicina Francia, soprattutto a Parigi, crescono le proteste nei confronti del Giochi Olimpici che inizieranno a luglio e delle previste Olimpiadi invernali 2030; in particolare, il mese di maggio ha previsto numerose mobilitazioni e iniziative, da Marsiglia alla capitale, passando per le regioni alpine del sud-est. Parallelamente, invece, da noi l’operazione Milano-Cortina 2026 prosegue tra le difficoltà del proprio apparato tecnico-politico e le denunce da parte di comitati e reti delle aree interessate – dal Comitato Insostenibili Olimpiadi – C.I.O. milanese di cui anche noi facciamo parte al Bellunese e Cortina, passando per le opposizioni anche istituzionali in Valtellina e le mobilitazioni di movimento a Venezia.

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Sulla vicenda delle scuole civiche milanesi – ovvero: guarda come ti uccido la formazione artistica, privatizzando la città.

Correva l’anno 2000 quando la prima giunta Albertini, in preda alla più classica delle foghe privatizzatrici, istituì la Fondazione Milano. In essa confluirono le quattro storiche scuole civiche maggiormente “professionalizzanti” del Comune di Milano, un fiore all’occhiello decennale in grado di offrire alla città, a prezzi contenuti, l’accesso a una formazione post diploma nel campo della produzione audiovisiva (Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti), teatrale (Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi), musicale (Civica Scuola di Musica Claudio Abbado) e di interpreti e traduttori (Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli).

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