Prima call MayDay 2014

Per discutere dell’organizzazione della Mayday 2014, convochiamo un’assemblea metropolitana

MERCOLEDI 5 MARZO ALLE 21.00 a PIANOTERRA via F. Confalonieri 3, Milano

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A un anno dall’inizio di Expo 2015 e in contemporanea con la presidenza semestrale dell’Italia dell’Unione Europea, la partita si fa sempre più dura. E le menzogne ancora più pesanti. Dicono che sta per cominciare la ripresa economica, ma non ci dicono per chi. Sicuramente non a vantaggio dei precari e delle precarie, delle inoccupate e dei disoccupati, dei lavoratori autonomi eterodiretti o delle lavoratrici stabili precarizzate, o dei migranti.

Ma è vero, la ripresa c’è. E’ la ripresa delle rendite finanziarie: in un anno, il 2013, le borse sono salite di oltre il 20%, tanto quanto è aumentato il numero dei disoccupati e dei poveri. E’ la ripresa dei profitti, sempre più trainati dalla finanza e diretta conseguenza della riduzione dei costi del lavoro (leggi caduta dei salari) e dell’aumentato sfruttamento delle nostre vite. E’ la ripresa della speculazione dei territori e dell’abitare: da Expo2015 alla Tav. La rendita territoriale ha maturato ampi guadagni, lucrando non solo sulla commistione mafiosa che sta dietro le grandi opere, ma sul bisogno di case di chi è stato buttato sul lastrico dalla crisi. Un esproprio continuo di beni comuni, che deriva dalla morte della democrazia, sullo sfondo di un gioco politico di ricambio che conferma il diktat delle politiche d’austerity con la scusa del debito.

Già durante la Mayday2013 l’abbiamo gridato forte e chiaro: l’unica grande opera che vogliamo è il reddito. L’affaire Expo2015 condensa le peggiori previsioni e dà l’idea del modello di sviluppo che si vuole perseguire: un modello fondato su debito, cemento e precarietà. La denuncia dell’anno scorso non solo ha trovato piena conferma quest’anno, ma le peggiori aspettative sono state superate. Alle nostre proposte in tema di reddito incondizionato, salario minimo, gestione comune del territorio, partecipazione dal basso si è risposto con l’accordo sindacale del luglio scorso per Expo2015 che prevede l’utilizzo gratuito delle capacità lavorative di 18.000 giovani, e per trovarli si è già messa in moto la solita macchina mediatica compiacente e servile. Quello che si offre è lavoro non retribuito, nuova forma di moderno schiavismo.

Il percorso iniziato nel 2013 con il count-down verso Expo dunque continua, sostenuto anche dalle mobilitazioni che in questi mesi si sono opposte alle deturpazioni territoriali del grande evento. L’obiettivo è sempre quello di andare oltre la parade e molte proposte stanno già circolando, senza dimenticare che a luglio a Milano si svolgerà il summit europeo sulla disoccupazione giovanile, momento che ancora una volta sancirà, nell’anno delle elezioni per un parlamento europeo svuotato di qualsiasi capacità decisionale, la validità della politica dei due tempi, ovvero la necessità di sacrifici e rigore uniti alla rinuncia a diritti e stabilità di reddito e lavoro, in nome di un futuro e non meglio precisato miglioramento sociale che, come già sappiamo da tempo, non avverrà mai.

Sulla Via d’Acqua l’arroganza di Expo piegata da chi lotta

Certo, dobbiamo aspettare venti giorni per capire davvero come Expo ha intenzione di modificare la Via d’Acqua.
Certo, qui mica smettiamo di alzarci alle 7 di mattina per andare a vegliare il sonno delle ruspe.
Certo, di Expo, Comune, commissari e sceriffi non ci fidiamo.
E certo, fino a quando ci saranno reti nei parchi ci sarà vento forte a soffiare la notte.

Ma diciamocelo: oggi l’arroganza di Expo 2015 si è piegata davanti a chi non abbassa la testa sotto al peso del mega evento.

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Quanto scrive Expo Spa segna un punto di non ritorno: “nel nuovo disegno la realizzazione dovrebbe limitarsi ad una pura opera idraulica che non interessa i parchi della corona urbana Ovest di Milano”. Tradotto: l’inutile, costoso, dannoso canale non passerà nei parchi dell’ovest milanese. Si ammette quello che diciamo da sempre: la Via d’Acqua è un opera idraulica senza alcuna utilità pubblica, funzionale solo agli interessi di Expo nei sei mesi di durata dell’Esposizione. Expo prende atto del fallimento della trattativa con i comitati, dicendoci che si erano dati il 31 gennaio come termine ultimo entro cui concluderla. In questi mesi abbiamo visto come hanno provato a dividere i #NoCanal tra buoni e cattivi, tra chi voleva trattare e chi era per il no a prescindere. Hanno solo perso tempo, arroganti ancora una volta, senza capire che le diverse sfumature e sensibilità in una lotta comune rendono solo più forti.
Loro invece forti non lo sono, e come potrebbero esserlo? Stanno cercando di venderci un evento che produce solo nocività, precarietà e debito pubblico. Si facciano furbi, facciano un passo indietro anche su Expo: quei 10 miliardi pubblici possono essere spesi in altro modo.
Noi intanto vigileremo, l’abbiamo detto: non ci fidiamo di queste persone.
Con i nostri #spaventaruspe, nei parchi, a denunciare le nefandezze di Expo 2015.

NoCanal: sotto il ponte di via Novara l’acqua non scorre

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Un migliaio di cittadini ha riempito questa domenica le strade e i parchi dei quartieri Baggio e Gallaratese per dire no alla via d’acqua, il progetto di Expo2015 ostile al verde pubblico, generatore di debito e di potenziali speculazioni edilizie, oltre che brutto ed inutile. Di questi quattro mesi il blocco dei cantieri e la fallita trattativa col Comune di Milano (più che con l’intrattabile Expo SpA) sono stati i momenti più visibili di un processo politico meno visibile in cui, attraverso la condivisione di saperi, di sforzi, di spazi e di bisogni una rete di cittadini prevalentemente abitanti in zona (ma non solo), una parte della città, ha deciso di dire no ad un progetto specifico di Expo 2015 opponendosi di conseguenza alla logica padronale che la società amministratrice del grande evento (su delega delle giunte locali) vuole imporre a tutto il territorio vittima dell’accadimento planetario.

Con l’aiuto del primo #spaventaruspe, il nuovo supereroe che ci proteggerà dall’irruenza delle recinzioni che già deturpano quattro parchi, il movimento NoCanal è destinato a crescere ed a diventare soggetto determinante in difesa dei quartieri vittime del sopruso e del resto della metropoli che si trova a pagare l’intera operazione di Expo (e dei debiti che ci lascerà in eredità).

I prossimi passaggi, a partire dall’assemblea pubblica in via degli Ulivi 2 – Arci Olmi e dai presidi che in settimana si focalizzeranno sul parco Pertini, scriveranno una storia che Comune di Milano ed Expo Spa pensavano fosse chiusa e che invece è ancora tutta da definire.

Siamo tutti sintonizzati, siamo tutti NoCanal!

e il 22 febbraio..

Tutti i NoExpo al corteo #NoCanal

Scarpe comode, mantella, thermos pieno e la consapevolezza che possiamo ancora dare molto fastidio a Expo 2015, alle imprese che stanno distruggendo i parchi del nord-ovest milanese dando materialità al progetto chiamato “via d’acqua” e alla balbettante giunta Pisapia.

1601560_456456084480950_992967718_nCon questi attrezzi, da più di tre mesi, presidiamo i cantieri aperti dalla Maltauro di Vicenza e dalla Tagliabue di Paderno Dugnano, a Parco Trenno come in via Cancano a Baggio o in via Caldera a Quinto Romano; volantiniamo nei mercati dei quartieri interessati e manifestiamo sotto Palazzo Marino o in via Rovello, sede legale di Expo 2015. Leggi tutto “Tutti i NoExpo al corteo #NoCanal”