Toxicity: questa città è una camera a gas. Dati, centraline, qualità della vita

PREMESSA
Circa un anno fa abbiamo avviato un percorso legato alla costruzione di centraline per il rilevamento “autogestito” del microparticolato presente nell’aria che tutte e tutti respiriamo.

Queste centraline rappresentano la sfiducia verso il preteso monopolio tecnocratico nella rilevazione della qualità dell’aria, affermando la presa in carico collettiva e la consapevolezza che la necessità di un’aria pulita non si può delegare completamente alle autorità. È necessaria una nuova progettualità e un nuovo che sappia andare oltre le soluzioni proposte sino ad ora.

La centraline autoprodotte aderiscono alla piattaforma tedesca Luftdaten, che riunisce in tutta Europa, soprattutto in quella continentale, innumerevoli gruppi di base, individualità, spazi sociali che collezionano in tempo reale i dati della qualità dell’aria rilevati da oltre 6000 sensori autoprodotti.
I workshop per l’autocostruzione di centraline per rilevare PM10 e PM2.5 sono intesi come eventi conviviali e comunitari di attivismo climatico, che partono dall’idea che il dato non sia “dato” ma bensì un costrutto sociale che dipende dal contesto, dagli oggetti e dagli attori che hanno partecipato alla sua costruzione.

Nella convinzione che la riappropriazione della gestione, produzione, analisi e racconto pubblico del fenomeno analizzato permetterà il passaggio da una sfera elitaria del sapere – e delle soluzioni tecniche e amministrative per risolvere il problema – alla sfera pubblica. In ultima istanza, lo smascheramento di un discorso fintamente neutrale a uno capace di riconoscere la dimensione politica della questione della tossicità dei territori e delle città che abitiamo.

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La città ambigua: ospiti e temi

All’interno di Contesto Urbano, il pomeriggio sarà dedicato a una tavola rotonda attorno a caratteristiche salienti, conseguenze e possibili futuri scenari della città ambigua – come a tutti gli effetti si mostra il territorio metropolitano milanese, dove il capitalismo della sorveglianza e la società dello spettacolo si intrecciano dietro la retorica della “locomotiva economica nazionale” che assicura uno sviluppo-non-per-tutti.

Abbiamo invitato alcuni ospiti che, riprendendo anche le file di alcune loro riflessioni, si incontreranno con i lavori che avvieremo nei workshop della mattina. Qui di seguito riportiamo chi incontreremo e, con le loro parole, quali aspetti affronteremo insieme.

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⚠️ QUALITÀ DELL’ARIA ➡️ ABBIAMO LETTO I DATI REALI

Ieri il profilo FB del Comune di Milano ha pubblicato un post (qui per chi non ha FB) lamentandosi della diffusione di alcuni dati relativi alla qualità dell’aria respirata a Milano confrontata con altre città nel mondo. In questa classifica Milano risultava essere in una situazione critica e, a quanto pare, ha stizzito molto Palazzo Marino.
Il loro consiglio: “leggetevi i dati reali da questi link [1][2]”.

Bene cominciamo proprio da qui.

Da dati ufficiali ARPA (per la precisione il bollettino AMAT relativo alla città di Milano ) siamo entrati 21esimo giorno consecutivo (16 nel 2020, il limite annuo è 35) oltre il limite di PM10 . Il picco degli ultimi 10 giorni l’abbiamo toccato il 10 Gennaio quando la centralina ARPA peggiore ha registrato come media giornaliera 110μg/m3, che vuole dire avere raggiunto picchi orari probabilmente 2 volte oltre il limite. La giornata peggiore è stata invece il 14 gennaio

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Contesto urbano

Una giornata di approfondimento e confronto su strumenti e pratiche per decostruire il Modello Milano.

Milano capitale economica. Milano città globale. Milano porta d’Europa. Milano roccaforte (social) democratica.

Negli ultimi 4 anni abbiamo assistito all’intensificarsi di due processi paralleli e convergenti, iniziati nel decennio che ha portato ad Expo 2015 e che oggi paiono dominanti: la sempre più marcata stratificazione sociale e di accesso a quei servizi che la Milano della democrazia turbo-capitalista sembra promettere a tutti, ma che nella realtà si mostra ben diversa; il consolidarsi di una vera e propria ideologia (“milano-centrismo”), che ha portato la società civile a percepire la Città Metropolitana come l’eccellenza reale e “per tutti” in servizi, diritti, cultura a livello nazionale e a dare pieno consenso alla sua classe dirigente.

La classifica annuale stilata da Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita assegna in maniera indiscussa il primato al territorio meneghino, mettendo insieme qualità dell’aria e prezzo in crescita delle case al metro quadro, valore immobiliare e alto tasso di digitalizzazione, ignorando tuttavia la domanda fondamentale: chi usufruisce di questo sviluppo?

E i movimenti? E il conflitto? Pare essere a un tempo scomparso e impossibile, su ampia scala. Eppure tante crepe sono già aperte nella città-vetrina globale: smontarne retorica, tecnica e immaginario per trasformarle in brecce aperte sta a noi.


PROGRAMMA DELLA GIORNATA

h 9.00-9.45
Colazione e arrivo partecipanti

h 10.00-13.00
Workshop tematici (previsto un numero massimo di partecipanti: a breve vi comunicheremo come iscriversi)

1 – “Toxicity: come calcolare il livello di tossicità del territorio milanese”
2 – “Confini nell’urbano: DASPO, controllo, sicurezza”

h 13.00-14.30
Pausa pranzo

h 15.00-18.00
“La città ambigua: presente e futuro della metropoli tra decoro, sorveglianza, greenwashing”.

h 18.00-20.30
Chiacchiere e aperitivo


Il “nemico interno” è ancora tra noi: verso il corteo No Tav dell’11 gennaio

Tre fatti politico-giudiziari sono avvenuti a dicembre 2019, momenti di vicende processuali diverse iniziate mesi e anni prima, ma che ci chiamano direttamente in causa.
Il 12 dicembre è stata emessa la sentenza d’appello del tribunale di Roma nei confronti delle compagne e dei compagni accusati per la giornata nazionale di protesta e rivolta del 15 ottobre 2011, in cui il Procuratore Generale ha ribadito la necessità di applicare il reato di “devastazione e saccheggio” (introdotto dal Codice Penale Rocco nel 1931) per gli imputati. Erano i giorni in cui la crisi economica s’abbatteva anche sull’Europa e sull’Italia con estrema violenza, le settimane della famosa “lettera alla BCE”, delle misure di austerità lacrime e sangue da attuare per rimediare ai presunti errori finanziari di un intero popolo: la risposta, eterogenea, dirompente, quanto radicale che si produsse a Roma, dove 300 mila persone componevano il corteo più numeroso e arrabbiato tra quelli che si svolgevano in contemporanea in tutta Europa, nacque dopo che la manifestazione, che voleva raggiungere i palazzi del potere, era stata troncata in due dall’aggressione a freddo delle forze dell’ordine. Seguirono ore di resistenza in piazza San Giovanni. 

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