PREMESSA
Circa un anno fa abbiamo avviato un percorso legato alla costruzione di centraline per il rilevamento “autogestito” del microparticolato presente nell’aria che tutte e tutti respiriamo.
Queste centraline rappresentano la sfiducia verso il preteso monopolio tecnocratico nella rilevazione della qualità dell’aria, affermando la presa in carico collettiva e la consapevolezza che la necessità di un’aria pulita non si può delegare completamente alle autorità. È necessaria una nuova progettualità e un nuovo che sappia andare oltre le soluzioni proposte sino ad ora.
La centraline autoprodotte aderiscono alla piattaforma tedesca Luftdaten, che riunisce in tutta Europa, soprattutto in quella continentale, innumerevoli gruppi di base, individualità, spazi sociali che collezionano in tempo reale i dati della qualità dell’aria rilevati da oltre 6000 sensori autoprodotti.
I workshop per l’autocostruzione di centraline per rilevare PM10 e PM2.5 sono intesi come eventi conviviali e comunitari di attivismo climatico, che partono dall’idea che il dato non sia “dato” ma bensì un costrutto sociale che dipende dal contesto, dagli oggetti e dagli attori che hanno partecipato alla sua costruzione.
Nella convinzione che la riappropriazione della gestione, produzione, analisi e racconto pubblico del fenomeno analizzato permetterà il passaggio da una sfera elitaria del sapere – e delle soluzioni tecniche e amministrative per risolvere il problema – alla sfera pubblica. In ultima istanza, lo smascheramento di un discorso fintamente neutrale a uno capace di riconoscere la dimensione politica della questione della tossicità dei territori e delle città che abitiamo.
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