Lo sport e la città. Cosa c’entra MilanoSport con tutt* noi

Il 18 aprile 2024 il Consiglio Comunale di Milano ha approvato le modifiche statutarie di MilanoSport, che mutano in maniera sostanziale la natura e il raggio operativo della controllata da Palazzo Marino, divenuta Società Sportiva dilettantesca. Si tratta della  risposta locale alla recente riforma dello Sport, i cui effetti quanto meno complicavano la gestione di impianti da parte di una semplice Spa (da cui la necessità di divenire SSD Spa). Di conseguenza, oggi MilanoSport SSD Spa potrà, in qualità di datore di lavoro sportivo, gestire direttamente i contratti di lavoro con quella categoria giuridicamente nata in sede di riforma dello sport, ovvero il lavoratore sportivo. Prima di provare a delineare gli effetti di questa riforma statutaria, va considerato come questo passaggio in sostanza evita (per quanto per alcuni solo temporaneamente) lo smantellamento degli impianti sportivi di proprietà comunale, auspicato da una parte della città che lucra sull’attività ginnica a costi a volte irragionevoli in strutture che sembrano più dei villaggi vacanza che dei centri sportivi. Non è un caso che una parte del consiglio comunale si sia posta in maniera per lo meno scettica dinanzi a questa trasformazione, tirando in ballo i costi dell’operazione e la non competenza della partecipata rispetto alla gestione diretta delle attività, proprio per sostenere le istanze del privato già egemone nel settore. Allo stesso tempo, questa scialuppa di salvataggio può divenire un modo per procedere ad uno smantellamento più razionale del patrimonio di impianti sportivi della città, mercato non certo in espansione in questa fase e su cui i privati potrebbero essere interessati a investire solamente se tutelati nelle eventuali perdite dal pubblico – come da tradizione nazionale.

Al netto di queste preliminari considerazioni cosa sta quindi accadendo? 

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Le opere e i giorni. Appunti sullo stato della devastazione olimpica 

La propaganda, il consenso

Nella vicina Francia, soprattutto a Parigi, crescono le proteste nei confronti del Giochi Olimpici che inizieranno a luglio e delle previste Olimpiadi invernali 2030; in particolare, il mese di maggio ha previsto numerose mobilitazioni e iniziative, da Marsiglia alla capitale, passando per le regioni alpine del sud-est. Parallelamente, invece, da noi l’operazione Milano-Cortina 2026 prosegue tra le difficoltà del proprio apparato tecnico-politico e le denunce da parte di comitati e reti delle aree interessate – dal Comitato Insostenibili Olimpiadi – C.I.O. milanese di cui anche noi facciamo parte al Bellunese e Cortina, passando per le opposizioni anche istituzionali in Valtellina e le mobilitazioni di movimento a Venezia.

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Sulla vicenda delle scuole civiche milanesi – ovvero: guarda come ti uccido la formazione artistica, privatizzando la città.

Correva l’anno 2000 quando la prima giunta Albertini, in preda alla più classica delle foghe privatizzatrici, istituì la Fondazione Milano. In essa confluirono le quattro storiche scuole civiche maggiormente “professionalizzanti” del Comune di Milano, un fiore all’occhiello decennale in grado di offrire alla città, a prezzi contenuti, l’accesso a una formazione post diploma nel campo della produzione audiovisiva (Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti), teatrale (Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi), musicale (Civica Scuola di Musica Claudio Abbado) e di interpreti e traduttori (Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli).

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