Expo alla rovescia | bollettino n. 01

A 16 (sarebbe bello 17?!) settimane dall’inizio di Expo 2015 tutto a Milano pare NON esser a buon punto per accogliere il grande evento. Attraverso questo bollettino con cadenza settimanale, ogni maledetto martedì, cercheremo di accompagnarvi (fuori d)all’apertura dei cancelli dimostrandovi che le cose non sono proprio come sembrano: sono molto peggio!

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Questa settimana passerà alla storia per l’inizio dell’interessantissimo progetto “Velocità e Lentezza”, un format che coniuga la velocità del motorismo e delle grandi nuove autostrade di Expo 2015 con la lentezza virtuosa dei processi agroalimentari, a partire dalle rigogliose spighe del Mulino Bianco. Collaborano, oltre ad Expo2015, Anci, Polizia di Stato e Isoradio, il canale radio di pubblica utilità della Rai. Il rapporto Expo/Rai giunge però, d’altra parte, ad un punto di non ritorno: la convenzione del valore di 5 milioni di euro sulla comunicazione non verrà infatti confermata. Dopo mesi di polemiche in cui la Rai non ha pressoché fatto nulla (a parte tre spot di un minuto l’uno), il commissario Sala ha lamentato scarso impegno e da corso Mazzini la risposta è stata in sostanza “non c’è niente da promuovere, cercate almeno di conquistare la prossima edizione di masterchef!”, le due parti hanno conseguentemente deciso di terminare il loro rapporto il 30 aprile. Quel che succederà poi, per il commissario unico, sarà gestito diversamente. Expo ha da investire in comunicazione un decimo dell’incasso dei biglietti, stimato in 500 milioni di euro (32 euro a biglietto fanno 15 milioni di visitatori), ma lo investirà in un altro modo. Molti sono gli attori della comunicazione che d’altra parte gravitano attorno ad Expo 2015, fra cui il più #expottimista è senza dubbio il corrierone della sera. Il giornale bene della gente bene ha iniziato l’anno montando una rapida campagna No-NoExpo partendo da un articolo puramente millantatorio su presunti screzi nel “fronte” del no, a ridosso dell’assemblea nazionale prevista in università (rispetto a cui rimandiamo ai siti noexpo.org e offtopiclab.org). Alla fine della settimana, con oltre cinquecento partecipanti agli incontri e una miriade di contatti in più, ringraziamo sentitamente per la spinta. Ci voleva!
Un secondo stimolo a vedere più in là del nostro naso ce la offre pure il ministro Giannini, che suggerisce di non confondere il lavoro volontario col lavoro: “è una forma di coinvolgimento dei giovani che non va confusa con un lavoro. L’organizzazione ha bisogno di questa forma e per loro sarà certamente una bella occasione”. Quindi è un’attività indispensabile per l’esistenza dell’evento ma non va confusa con un lavoro. Richiede presenze nello stesso luogo ad orari e giorni prefissati ma non va confusa con un lavoro. E cosa sarebbe quindi? In attesa di una risposta a questo dubbio, quello che è certo è che, se da un lato l’appalto delle divise per i volontari è stato aperto, dall’altro i curriculum pervenuti a Expo e idonei alla selezione, non saranno sufficienti a coprire i posti necessari. Ci sono ancora 100 giorni, se vi impegnate potete fare anche di peggio.

Preview del prossimo bollettino
il 20 gennaio si apriranno le buste del bando sulla vigilanza del sito espositivo.

Il racconto
prosegue qui

RIEPILOGO SU MILANO CITTÀ APERTA..AL TEMPO DI EXPO 2015

..in vista dell’assemblea nazionale NoExpo di domani

Con gli occhi puntati all’estero siamo tutti per la libertà d’espressione, poi quando si torna a casa.. Milano città aperta di Expo 2015 si presenta così: in nome della libertà d’espressione, il patrocinio al convegno omofobo che vorrebbe curare gli omosessuali si tiene; però se sono gli expo-critici a volersi incontrare nella città pubblica per un’assemblea, allora il NO è perentorio.

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Il rettore ha dato mandato a questura e prefettura di fare il possibile per “tutelare” quello stesso ateneo che per Expo ha fatto corsi ad hoc, marchette con le interinali, convegni con sfilata di politici e imprenditori. La prefettura ci mette il dispositivo: militarizzazione dentro e fuori l’ateneo, studenti docenti e lavoratori non preallertati restano sgomenti all’ingresso.
Inutile aggiungere che il programma della prima assemblea nazionale NoExpo resta confermato. Non si può impedire ad attivisti e comitati una giornata di confronto e formazione in nome dell’ordine pubblico. L’università pretendeva, per ospitarci in ateneo, oltre mille euro. Piuttosto di trovare una soluzione accomodante in una sede secondaria o venire incontro alle richieste di studenti e attivisti, il rettore ha chiuso le porte, privilegiando lo spauracchio dell’allarmismo e della sicurezza, al confronto sui temi della nocività del grande-evento.
Tra qualche ora, la rete NoExpo pubblicherà tutte le informazioni aggiornate per partecipare all’iniziativa. Chiediamo un sostegno per far circolare il più possibile quello che sta accadendo a Milano per togliere voce a chi sta fuori dal coro.
Contro debito, cemento, logica emergenziale, mafie, precarietà e lavoro non retribuito, prendiamoci spazio e una boccata d’ossigeno, in questa Milano irrespirabile. Costruiamo insieme l’opposzione al modello di città imposto in occasione di Expo2015.

Assemblea nazionale NoExpo: i workshop in programma

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La plenaria della prima assemblea nazionale NoExpo comincerà alle ore 15 in Università degli Studi di Milano.

Per chi avesse la possibilità di raggiungere la città sin dal giorno prima, a questo indirizzo le iniziative del venerdì, di seguito invece la promo del sabato ed il prospetto dei workshop che, a partire dalle ore 11, ci accompagneranno nei temi e nei conflitti dell’opposizione alla kermesse della città vetrina.

Genere ed Expo
Expo 2015 non è “solo” debito, cemento e precarietà, ma è anche l’alibi per mettere in campo stereotipi e modelli di controllo e normalizzazione, soprattutto delle identità di genere.
In questo quadro ci interessa soffermarci e capire il significato che assumono la campagna WomenForExpo e il pinkwashing messo in atto per cercare di attrarre e soddisfare il turismo omosessuale, oltre a mettere a valore contenuti e pratiche trasversali alle reti e ai soggetti che le compongono.

No expo in ogni città – Riappropriazioni debite
Expo2015 visto da Bergamo è un misto di scuse e mimetizzazioni, in una sola parola: Expo come acceleratore.
Il disastro Brebemi, l’ampliamento dell’aeroporto Caravaggio e altre opere più o meno connesse, sono state concepite prima e aldilà di Expo ma ormai da mesi (o anni) gestori, amministratori e giornalisti al soldo, prendono in prestito la data del primo maggio 2015 per giustificare opere e fondi che senso non ne hanno. Questo tipo di ricadute del mega evento sono presenti su tutto il territorio nazionale, l’obiettivo è quello di condividerle per rafforzare e rilanciare la necessità di sabotare Expo.
Centrale è il tema della riappropriazione: svelare la contraddizione tra il mantra dell’austerity e i fondi predati dagli stessi paladini della trojka nelle speculazioni di Expo, ma non solo, è propedeutico alla riappropriazione delle ricchezze comuni espropriate attraverso la speculazione.
Ogni speculazione, ogni grande opera inutile, in sostanza ogni meccanismo predatorio, per sua stessa natura ci fa vantare un credito esigibile tramite la lotta, con l’obiettivo di recuperare ciò che ci è stato tolto. Sfruttando il momento in cui moltissime realtà nazionali si incontrano per amplificare il percorso dell’attitudine no Expo, vogliamo mettere in
sistema le intelligenze per trovare delle pratiche di riappropriazione.
Le risorse ingurgitate dal dispositivo capitalista sono probabilmente perdute e ci spingono a trovare forme attraverso le quali prenderci ciò che ci spetta, per realizzare no Expo in ogni città.

Expoxchi? Tutte le (vere) opportunità di Expò 2015, casa – saperi – reddito
Expò 2015 è una “gigantesca opportunità”. questa è la retorica principale grazie a cui il potere giustifica e produce consenso (per quello che ancora gli serve) intorno al grande evento e soprattutto intorno al modello predatorio che Expo rappresenta.
C’è chi è affascinato dai colossi di vetro e di cemento mentre si scatena la guerra ai poveri nei quartieri popolari.
C’è chi chi crede e spera che facendo il volontario avrà un futuro sicuro e garantito, mentre il governo Renzi ne approfitta per approvare il Jobs Act. C’è chi crede che l’evento porterà ricchezza, quando ogni singolo precedente in tutto il mondo palesa il contrario.
C’è chi crede che mettere la propria intelligenza a profitto per Expo sia la sua chance di carriera e non pensa a mettersi a servizio dei bisogni di chi vive i territori.
Di fronte al “modello expo” non può restare margine per le illusioni ed è proprio nella disillusione che si radica la possibilità della soggettivazione, dell’organizzazione, dell’incontro, della rabbia, della resistenza, della riappropriazione e del mutuo soccorso.
Expò lo blocchiamo ogni volta che blocchiamo uno sgombero lì dove vogliono alzare un nuovo grattacielo, ogni volta che ci riprendiamo un pezzo di città sottraendolo alla rendita.
Fermiamo un pezzo di Expo con ogni lotta dal basso per una vita degna contro il loro profitto.
Ne parliamo a partire dalle lotte territoriali per la casa, per la riappropriazione di reddito e di sapere.

I tentacoli di expo sul mondo della formazione
Indagine sugli aspetti del lavoro gratuito e delle diverse forme che prende in relazione ad Expo. Laboratorio interattivo di acquisizione di conoscenze e scambio di esperienze per creare una rete di comunicazione studentesca che incida sul blocco del meccanismo del lavorare gratis

Atenei contro expo2015
In occasione dell’assemblea nazionale del 17 Gennaio 2015 gli studenti e le studentesse degli atenei milanesi che hanno partecipato alla campagna ”Io non lavoro gratis per expo” vi invitano a un tavolo di lavoro dove vi presenteranno il percorso politico svolto fin’ora.
Dal combattere i posti di lavoro non retribuiti allo smascherare lo sporco che si nasconde dietro ai grandi marchi che saranno i protagonisti di Expo abbiamo prodotto dei dossier di approfondimento che utilizzeremo per gettare le basi alla stesura di un documento che intendiamo creare assieme a studenti e studentesse di tutti gli atenei Italiani. Oltre al documento miriamo a creare una rete di contatti tra le realtà universitarie.

Destituire la metropoli
Proveremo a declinare cosa intendiamo quando diciamo che la metropoli è la madre di tutti i dispositivi e il brodo di cultura spazio temporale del capitalismo . Partiremo dalla domanda ” come scioperare un metropoli e approderemo al paradigma expo.

Assemblea nazionale NoExpo a Milano

A pochi mesi dall’inizio di Expo2015, le suggestioni vengono da lontano e i nodi vengono al pettine. Il percorso NoExpo inizia nel 2007, ben prima dell’assegnazione dell’esposizione universale a Milano, negli anni ha subito modifiche ma tenuto costante la critica alle logiche e ai processi imposte da megaeventi e grandi opere. E’ venuto il momento di chiedere conto di quanto denunciamo da allora.

Sin dall’inizio abbiamo notato come preoccupanti dinamiche di governo del territorio, già innescate nel tessuto metropolitano, abbiano avuto una spinta rilevante dal volano Expo, in primis un PGT, di cui è unico orizzonte progettuale e temporale, che consegna la città alle logiche del mercato a tutto svantaggio di una parte della popolazione, quella che si trova ad avere uno scarso potere economico. Abbiamo parlato di città vetrina per descrivere il dominio del marketing territoriale rispetto ai servizi utili alla persona, del restyling delle vie dello shopping rispetto alla ristrutturazione delle periferie. E non è un caso se la lotta per la casa è diventata una delle spine nel fianco della metropoli proiettata al grande evento, perché il modello Expo è antitetico ai diritti dell’abitare, come hanno dimostrato i comitati di lotta per la casa. Così come la crescente politica di sgomberi è funzionale a creare una città vetrina da esporre ma non da vivere.
A un certo punto abbiamo parlato di tre assi attraverso cui leggere Expopolis: debito, cemento e precarietà. Il dispositivo Expo2015 come strumento utile per l’espropriazione di denaro pubblico, verde pubblico, diritti dei lavoratori. Con l’andare del tempo, è emerso come la macchina organizzativa del grande evento per funzionare abbia bisogno di un contesto non ordinario, in cui la burocrazia è limitata e gli strumenti democratici sospesi: lo stato d’eccezione imposto attraverso il commissariamento è il modus operandi di Expo2015 e il tentacolo più insidioso lasciato in eredità al paese intero, codificato con l’introduzione del decreto SbloccaItalia. Un modello che da anni sperimenta contro la lotta NoTav il suo aspetto repressivo tra militarizzazione del territorio e arresti e criminalizzazione del movimento.
Abbiamo denunciato la narrazione tossica che attorno a Expo si è creata, tra sponsor imbarazzanti (Nestlè, Dupont, Coca Cola) e partner impresentabili, su tutti Israele che sarà tra i partecipanti di rilievo e che da oltre sessant’anni ruba terra e risorse dei palestinesi opprimendo un’intera popolazione. Una corruzione culturale prima che politica che trova il culmine con il protocollo sindacale d’intesa per Expo2015, antesignano per contenuti del JobsAct; un accordo che limita i diritti, impone il lavoro gratuito per il “bene collettivo” (a vantaggio di una Spa) e attacca il diritto di sciopero. Un modello che gli studenti stanno ostacolando e boicottando, perché dietro a parole come solidarietà e altruismo, si trasforma la scuola in scuola del fare e non del sapere, e l’università in una macchina che genera precar@. “Io non lavoro gratis per Expo” e’ lo slogan che accompagna una mobilitazione che vuole minare le basi di un sistema di precarizzazione diffusa.
Ma immaginari e materialità del megaevento non sono intoccabili. Una testimonianza su tutte, è la lotta NoCanal contro la via d’acqua di Expo2015, che ha reso evidente la possibilità di creare un’opposizione sociale alla grande, inutile e dannosa opera: un’opposizione in grado di resistere per mesi e di ottenere sostanziali vittorie, tuttora in sospeso, ma utili a fornirci un precedente che ci racconta una storia in cui “resistenza” non coincide con velleitarismo.

Abbiamo dichiarato il nostro 2015 NoExpo pubblicamente nel corso dei NEDs, lo scorso maggio, lo abbiamo ribadito in piazza il 12 ottobre scorso e durante lo sciopero sociale, il 14 di novembre. Dentro e contro la città vetrina la Rete dell’Attitudine NoExpo si muove per contrastare le tossicità di Expo attraverso un’azione che inevitabilmente avrà nel 1 maggio 2015, nei giorni a precedere e in quelli a seguire l’apertura dei cancelli del grande evento, un momento cruciale. In quei giorni saremo ovunque, imprevedibili e metteremo in sciopero la loro città vetrina.

Le differenti declinazioni con cui la Rete sta configurando il NoExpo stanno producendo un piano di avvicinamento e varie proposte di iniziativa. Invece che “Nutrire il Pianeta” nutriremo il conflitto attraverso i diversi modi di agire delle componenti della Rete, aprendoci a tutt@ coloro che vorranno condividere questo fondamentale momento crocevia delle trasformazioni economiche e sociali di questo paese ed oltre. L’ambizione di costruire un’opposizione sociale di massa a Expo2015 e al sistema di potere che lo regge non è un affare milanese ma riguarda tuta Italia.  Cosí come il paradigma Expo e il modello Milano è oggi la punta di diamante di una strategia allo stesso modo in tutto il paese ci si oppone alle grandi opere , a partire dalla Val di Susa e dal suo esempio virtuoso di lotta popolare vincente. Vorremmo che i compagni e le compagne di tutto il paese sentissero propria la campagna di avvicinamento al 1 maggio, la costruzione delle giornate di maggio e dei sei mesi successivi e di quanto verrà dopo, facendo delle differenze risorsa per la costruzione di una intelligenza e di un potenza collettiva che possa dare vita a qualcosa di importante.
Il 17 gennaio prossimo vogliamo rilanciare analisi e concetti sinora espressi, approfondire le diverse tematiche costituenti l’alternativa a questo modello di sviluppo, intrecciarci con altre realtà di lotta per portare avanti un cammino in direzione verso e oltre Expo2015 in grado di divenire strumento per un #cambiodirotta a questo punto non più rinviabile. A Milano, nell’intero paese, ovunque. Vogliamo portare avanti questi ragionamenti e condividere le proposte in una giornata di confronto, il 17 gennaio all’Università Statale di Milano, dalle 10.30 della mattina con dei workshop tematici e nel pomeriggio per un’assemblea nazionale che condivida e definisca il programma delle iniziative.

Nel 2015 l’uscita dalla crisi sociale percorre anche la strada dell’opposizione ad Expo!

Rompiamo il vaso di Pandora | comunicato

All’alba di martedì 16 dicembre, undici persone (sette donne e quattro uomini), sono state arrestate con l’accusa di terrorismo nell’ambito dell’operazione “Pandora” nelle città di Barcellona, Madrid, Manresa e Sabadell. Oltre quindici le perquisizioni effettuate tra abitazioni e spazi occupati ed un totale di oltre 400 “mossos d’esquadra” impiegati in tutto il paese.

Secondo le parole del ministero dell’interno, a partire dal 2012, sarebbero una ventina le azioni di danneggiamento ai danni di banche, luoghi di culto e aziende riferite, almeno in parte, alle attiviste e agli attivisti arrestati. Sui media spagnoli si agita il fantasma del terrorismo anarchico. La stampa mastica e sputa la velina dei centoventi gruppuscoli antagonisti attivi nel territorio nazionale e con collegamenti all’estero: la bolla mediatica che alimenta il caso è figlia di questa strategia della confusione. Nel corso delle perquisizioni effettuate, oltre ad un rocambolesco ingresso in casa di una coppia di anziani dopo aver sbagliato piano, sono stati sequestrati pericolosi armamenti quali computer, telefoni cellulari e opuscoli di vario taglio.

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Per capire perché undici persone sono oggi recluse in attesa di processo, facciamo un salto indietro di 24 ore. Lunedì 15 dicembre sono avvenuti due fatti: è stato siglato l’accordo Spagna-Cile contro il terrorismo di matrice anarchica ed è stata approvata la contestatissima “Ley Mordaza” (un insieme di provvedimenti volti a ipotecare con multe e prescrizioni la libertà di movimento e il mediattivismo). Alla luce di questi avvenimenti, Pandora” va letta come un’operazione “ad orologeria” orientata alla creazione di un senso di pericolo e di un clima emergenziale, utile a giustificare provvedimenti lesivi delle libertà individuali.

Agitare la parola terrorismo serve infatti non soltanto a spaventare, isolare, carcerare preventivamente, sgomberare, controllare, intercettare, comminare pene smisurate se relazionate ai fatti puntuali… serve anzitutto a seminare nella società un bisogno di protezione di cui l’autorità si fa garante. La lotta al terrorismo usata contro le lotte sociali non è che un disperato tentativo di ultima legittimazione dello stato e delle sue strutture ai danni non soltanto delle persone inquisite ma della popolazione allarmata e disorientata.

“Terrorisme és no arribar a final de mes” scandiscono gli slogan nelle piazze solidali, in un paese che paga già con 400 mila sgomberi all’anno e 12 milioni di poveri l’incedere di politiche destinate ad aumentare le disuguaglianze sociali. La sera del 16 dicembre sono almeno quindici le manifestazioni di protesta che percorrono in lungo e in largo le strade della Catalogna e di tutta la Spagna. L’obiettivo dichiarato è rompere il muro della narrazione tossica che vorrebbe da una parte inventare mostri da offrire in pasto ai media, dall’altra legittimare un giro di vite ai danni dei movimenti (pedinamenti, intercettazioni e il probabile sgombero della Kasa de la Muntanya, storica occupazione monitorata per mesi dalle telecamere della polizia). Almeno due di questi cortei sono stati oggetto di cariche da parte della polizia ma in migliaia sono scesi in piazza al fianco delle attiviste e degli attivisti sotto accusa. Un dato che vale più di mille parole.

Proprio ieri, in Italia, abbiamo assistito al crollo del teorema che incriminava 4 appartenenti al movimento notav per terrorismo. Prima che parte del castello accusatorio si sgretolasse, è passato un anno di carcere preventivo, mesi di isolamento e il tentativo di stigmatizzare il movimento e costringerlo nella spirale della lotta alla repressione.

Oggi, solidarizziamo con le e gli inquisiti di Spagna forti del crollo di quest’accusa grottesca. Pieni di rabbia e di desiderio di rivedere presto tutte e tutti libere.

–> Per adesioni: pandorastop@hotmail.com

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