Coima in Commissione comunale: cronache di una miseria di mezza estate nella Milano post-olimpica

Mercoledì 29 luglio si è svolta una lunga Commissione comunale e dei Municipi 4 e 5 sul Villaggio Olimpico con Coima, ufficialmente pronto per essere abitato da fine agosto, senza tuttavia aver completato i piani terra che, originariamente destinati ad attività di socializzazione e sport, restano vuoti.

Il tema centrale doveva essere quello della quantificazione degli extra-costi, ma di fatto affrontato solamente per riproporre le pretese dell’azienda Catella di “avere dal Comune quanto è loro dovuto”. Per quanto riguarda le sovvenzioni statali, è stato condiviso che l’intervento del Ministero dell’Università ha consentito la calmierazione di un lotto di alloggi per student*. Coima ha pianto miseria, affermando che il rendimento dell’investimento complessivo è a un tasso inferiore a quello dei BOT e che per ora le convenzioni ottenute sono confluite nelle compensazioni indirizzate ad agevolare i canoni degli studenti ospiti, quindi non hanno influito sul credito che Coima vanta nei confronti di Comune, Regione e Stato. 

E’ rimasta sullo sfondo la quantificazione degli extracosti complessivi, dovuti ufficialmente al rincaro energetico e alle spese connesse al supposto anticipo dell’apertura. Su questo aspetto dei tempi contratti, dove i rappresentanti di Coima hanno denunciato la “malainformazione da parte del CIO (il Comitato Insostenibili Olimpiadi)”, alcune puntualizzazioni sono però necessarie:

  1. questo dato non era per niente imprevedibile, visto che il termine dei lavori era fissato per contratto, e quindi la recriminazione di Coima sul vincolo costituito dalla indifferibilità dei tempi è immotivata e comunque, se viene invocato per lamentare l’impennata dei costi sopravvenuti, dovrebbe rientrare nelle logiche dei rischi d’impresa (è il libero mercato che tanto vi piace); 
  2. quell’anticipo ha comunque avuto una sua utilità secondaria per Coima, dato che il Ministero dell’Università condizionava l’erogazione di quel contributo alla conclusione dei lavori entro giugno e quindi è caduto a pennello.
  3. l’affermazione che l’investimento è stato completamente privato, non solamente tace sugli extra-costi, ma non tiene conto né della quota di 120 milioni pubblici già erogati né del tema della Città pubblica privatizzata a prezzo di favore: l’immensa area dello scalo ferroviario di Porta Romana. Tra contributo di Cassa Depositi e Prestiti, copertura degli aumenti e sconto sull’acquisto dell’area, dunque, più del 60% delle spese di realizzazione del Villaggio olimpico sono state coperte dal pubblico.

Ma c’è, sullo sfondo, l’elefante nella stanza di cui si è pochissimo parlato nella riunione: che in questa iniziativa non fosse in questione il rischio d’impresa lo chiarisce benissimo il fatto che, a fine 2022, come aveva rivelato Altreconomia, Comune e Regione avevano rassicurato per iscritto Coima che comunque l’eventuale deficit sarebbe stato appianato da risorse pubbliche. E Coima ha avuto buon gioco a ricordare questa promessa, nel silenzio attonito dei consiglieri comunali e di Municipio. E, allora, ciò che ci rivela l’arroganza di Coima e la superficialità della Giunta è quella confusione voluta dell’interesse privato con quello pubblico, la subalternità di questo ai primo, premessa e risultato della svendita della Città pubblica come unico modo di correggere la crisi di profittabilità di un capitalismo (e dei suoi esponenti, su tutta la gerarchia di comando) sempre più nemico della collettività.

La storia dello Studentato di Porta Romana è un capitolo nel disastro generale del grande evento olimpico, che continua a rappresentare un costo sia economico che ambientale e sociale enorme per i territori coinvolti. Lo testimonia la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso 16 luglio, sulla natura privata della Fondazione Milano-Cortina, chiudendo così il contenzioso sul “decreto Salva-Olimpiadi”: aperto dalla magistratura milanese che aveva sottolineato l’incoerenza tra un soggetto composto da istituzioni (e risorse finanziarie) pubbliche e la sua natura “privata”, mettendolo al riparo dalle regole di trasparenza imposte alla pubblica amministrazione. Intanto la Fondazione ha già incassato oltre 241 milioni di euro, in un flusso costante di denaro pubblico che sembra non fermarsi mai in attesa che arrivino i famosi proventi di sponsor, biglietti e altre creature di fantasia. Le medesime criticità le ritroviamo anche relativamente alle opere in capo a SIMICO – Società infrastrutture Milano-Cortina, con un numero ancora elevato di cantieri aperti, l’ultimo dei quali dovrebbe chiudersi nel 2033, con una spesa complessiva tutt’altro che chiara (probabilmente superiore ai 7 miliardi).

A margine della Commissione, sono state ricordate le dichiarazioni del Comitato Insostenibili Olimpiadi sulla natura pubblica del Villaggio in occasione del corteo di febbraio e, quindi, la campagna “EspropriaMI” durante l’occupazione dell’area dello Studentato a fine giugno, qualificandoci come “violenti” e annunciando di averci segnalato alla Prefettura, lamentando anche danni, e riportando il rischio di eventuali nuove “invasioni” a settembre.

Di fronte a tutto questo, ci poniamo allora la medesima domanda rilanciata dal Movimento No Tav nei giorni successivi alla liberazione collettiva della Valle dal cantiere-mostro di Chiomonte, dove 15 anni sorgeva la Libera Repubblica della Maddalena: chi sono i violenti? La nostra, a Milano, il 7 febbraio durante il corteo nazionale così come nell’area dell’ex scalo di Porta Romana, a giugno e chissà quando in futuro, è appunto resistenza e rivendicazione di un diritto di base: riprenderci ciò che è già nostro, liberarlo dal saccheggio degli accaparratori privati e dalle conseguenze devastanti di impoverimento collettivo ed espulsione sociale di chi quei quartieri li abita, ci vive e ci lavora.