05.12 | Le grandi opere inutili a che servono?

Questo mercoledì saremo ospiti di un’iniziativa dell’Assemblea della Statale dal titolo Le grandi opere inutili a che servono?

Il nostro contributo a più voci costruirà un ponte semantico tra l’esperienza di critica ad Expo 2015, il suo ruolo per le trasformazioni urbanistiche e simboliche della città di Milano, e l’attuale candidatura alle Olimpiadi 2026.

Nel mezzo c’è, evidentemente, il legame insistente tra l’evento e l’economia delle grandi opere inutili, nocive e imposte, che rende possibile l’happening stesso.

Città studi: una questione aperta, una proposta per continuare

 

Parigi, 1953
Intorno alle metà dell’800, durante il regno dell’imperatore Napoleone III, fu scelto come prefetto di Parigi il Barone Haussmann, uomo forte e deciso, descritto dalle cronache del tempo come intelligente, ambizioso e subdolo.
La trasformazione che il Barone impose a Parigi fu drastica. Adottò come nobile alibi la creazione di una nuova città, pulita e luminosa, capace di garantire, sul piano igienico e sanitario, condizioni minime di vivibilità per le masse di contadini che dalle campagne si riversavano nella capitale. In effetti la sua opera, sorretta da scrupolosità balistica, mirò alla completa distruzione di quel reticolo di vie e viuzze contorte del centro – famosa era la zona del mercato di Les Halles – che erano luoghi di epidemie ma soprattutto di rivolte.
Hausmann sventrò tutto. Trasformò l’urbanistica – se tale fu la sua competenza – in una scienza al servizio del potere, della forza e della repressione. I nuovi grandi viali dovevano essere percorribili da carri e cavalieri, e non dovevano offrire riparo dai colpi di cannone. I nuovi isolati di geometrica precisione trasformarono la Parigi di Hugo nella Città degli Eventi (oggi diremmo la città vetrina) e diedero impulso ad una innovativa dinamica speculativa, meglio nota come rendita.
I problemi veri rimasero irrisolti. I poveri rimasero irrimediabilmente poveri, i ricchi diventarono se possibile più ricchi, il potere ne approfittò per rinforzarsi.

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RIEPILOGO SU MILANO CITTÀ APERTA..AL TEMPO DI EXPO 2015

..in vista dell’assemblea nazionale NoExpo di domani

Con gli occhi puntati all’estero siamo tutti per la libertà d’espressione, poi quando si torna a casa.. Milano città aperta di Expo 2015 si presenta così: in nome della libertà d’espressione, il patrocinio al convegno omofobo che vorrebbe curare gli omosessuali si tiene; però se sono gli expo-critici a volersi incontrare nella città pubblica per un’assemblea, allora il NO è perentorio.

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Il rettore ha dato mandato a questura e prefettura di fare il possibile per “tutelare” quello stesso ateneo che per Expo ha fatto corsi ad hoc, marchette con le interinali, convegni con sfilata di politici e imprenditori. La prefettura ci mette il dispositivo: militarizzazione dentro e fuori l’ateneo, studenti docenti e lavoratori non preallertati restano sgomenti all’ingresso.
Inutile aggiungere che il programma della prima assemblea nazionale NoExpo resta confermato. Non si può impedire ad attivisti e comitati una giornata di confronto e formazione in nome dell’ordine pubblico. L’università pretendeva, per ospitarci in ateneo, oltre mille euro. Piuttosto di trovare una soluzione accomodante in una sede secondaria o venire incontro alle richieste di studenti e attivisti, il rettore ha chiuso le porte, privilegiando lo spauracchio dell’allarmismo e della sicurezza, al confronto sui temi della nocività del grande-evento.
Tra qualche ora, la rete NoExpo pubblicherà tutte le informazioni aggiornate per partecipare all’iniziativa. Chiediamo un sostegno per far circolare il più possibile quello che sta accadendo a Milano per togliere voce a chi sta fuori dal coro.
Contro debito, cemento, logica emergenziale, mafie, precarietà e lavoro non retribuito, prendiamoci spazio e una boccata d’ossigeno, in questa Milano irrespirabile. Costruiamo insieme l’opposzione al modello di città imposto in occasione di Expo2015.

Assemblea nazionale NoExpo: i workshop in programma

EXPOI

La plenaria della prima assemblea nazionale NoExpo comincerà alle ore 15 in Università degli Studi di Milano.

Per chi avesse la possibilità di raggiungere la città sin dal giorno prima, a questo indirizzo le iniziative del venerdì, di seguito invece la promo del sabato ed il prospetto dei workshop che, a partire dalle ore 11, ci accompagneranno nei temi e nei conflitti dell’opposizione alla kermesse della città vetrina.

Genere ed Expo
Expo 2015 non è “solo” debito, cemento e precarietà, ma è anche l’alibi per mettere in campo stereotipi e modelli di controllo e normalizzazione, soprattutto delle identità di genere.
In questo quadro ci interessa soffermarci e capire il significato che assumono la campagna WomenForExpo e il pinkwashing messo in atto per cercare di attrarre e soddisfare il turismo omosessuale, oltre a mettere a valore contenuti e pratiche trasversali alle reti e ai soggetti che le compongono.

No expo in ogni città – Riappropriazioni debite
Expo2015 visto da Bergamo è un misto di scuse e mimetizzazioni, in una sola parola: Expo come acceleratore.
Il disastro Brebemi, l’ampliamento dell’aeroporto Caravaggio e altre opere più o meno connesse, sono state concepite prima e aldilà di Expo ma ormai da mesi (o anni) gestori, amministratori e giornalisti al soldo, prendono in prestito la data del primo maggio 2015 per giustificare opere e fondi che senso non ne hanno. Questo tipo di ricadute del mega evento sono presenti su tutto il territorio nazionale, l’obiettivo è quello di condividerle per rafforzare e rilanciare la necessità di sabotare Expo.
Centrale è il tema della riappropriazione: svelare la contraddizione tra il mantra dell’austerity e i fondi predati dagli stessi paladini della trojka nelle speculazioni di Expo, ma non solo, è propedeutico alla riappropriazione delle ricchezze comuni espropriate attraverso la speculazione.
Ogni speculazione, ogni grande opera inutile, in sostanza ogni meccanismo predatorio, per sua stessa natura ci fa vantare un credito esigibile tramite la lotta, con l’obiettivo di recuperare ciò che ci è stato tolto. Sfruttando il momento in cui moltissime realtà nazionali si incontrano per amplificare il percorso dell’attitudine no Expo, vogliamo mettere in
sistema le intelligenze per trovare delle pratiche di riappropriazione.
Le risorse ingurgitate dal dispositivo capitalista sono probabilmente perdute e ci spingono a trovare forme attraverso le quali prenderci ciò che ci spetta, per realizzare no Expo in ogni città.

Expoxchi? Tutte le (vere) opportunità di Expò 2015, casa – saperi – reddito
Expò 2015 è una “gigantesca opportunità”. questa è la retorica principale grazie a cui il potere giustifica e produce consenso (per quello che ancora gli serve) intorno al grande evento e soprattutto intorno al modello predatorio che Expo rappresenta.
C’è chi è affascinato dai colossi di vetro e di cemento mentre si scatena la guerra ai poveri nei quartieri popolari.
C’è chi chi crede e spera che facendo il volontario avrà un futuro sicuro e garantito, mentre il governo Renzi ne approfitta per approvare il Jobs Act. C’è chi crede che l’evento porterà ricchezza, quando ogni singolo precedente in tutto il mondo palesa il contrario.
C’è chi crede che mettere la propria intelligenza a profitto per Expo sia la sua chance di carriera e non pensa a mettersi a servizio dei bisogni di chi vive i territori.
Di fronte al “modello expo” non può restare margine per le illusioni ed è proprio nella disillusione che si radica la possibilità della soggettivazione, dell’organizzazione, dell’incontro, della rabbia, della resistenza, della riappropriazione e del mutuo soccorso.
Expò lo blocchiamo ogni volta che blocchiamo uno sgombero lì dove vogliono alzare un nuovo grattacielo, ogni volta che ci riprendiamo un pezzo di città sottraendolo alla rendita.
Fermiamo un pezzo di Expo con ogni lotta dal basso per una vita degna contro il loro profitto.
Ne parliamo a partire dalle lotte territoriali per la casa, per la riappropriazione di reddito e di sapere.

I tentacoli di expo sul mondo della formazione
Indagine sugli aspetti del lavoro gratuito e delle diverse forme che prende in relazione ad Expo. Laboratorio interattivo di acquisizione di conoscenze e scambio di esperienze per creare una rete di comunicazione studentesca che incida sul blocco del meccanismo del lavorare gratis

Atenei contro expo2015
In occasione dell’assemblea nazionale del 17 Gennaio 2015 gli studenti e le studentesse degli atenei milanesi che hanno partecipato alla campagna ”Io non lavoro gratis per expo” vi invitano a un tavolo di lavoro dove vi presenteranno il percorso politico svolto fin’ora.
Dal combattere i posti di lavoro non retribuiti allo smascherare lo sporco che si nasconde dietro ai grandi marchi che saranno i protagonisti di Expo abbiamo prodotto dei dossier di approfondimento che utilizzeremo per gettare le basi alla stesura di un documento che intendiamo creare assieme a studenti e studentesse di tutti gli atenei Italiani. Oltre al documento miriamo a creare una rete di contatti tra le realtà universitarie.

Destituire la metropoli
Proveremo a declinare cosa intendiamo quando diciamo che la metropoli è la madre di tutti i dispositivi e il brodo di cultura spazio temporale del capitalismo . Partiremo dalla domanda ” come scioperare un metropoli e approderemo al paradigma expo.